(Re)agenti segreti
(Re)agenti segreti
di Maurizio Bianchini e Fabio Donalisio

DOPO AVER demolito dalle fondamenta l’unità aristotelica di tempo, di luogo e di azione delle narrazioni umane, la modernità – la sua coda tecnologica, per la precisione – ha iniziato anche l’attacco finale all’unione di pensiero e agire, anima e corpo, essenza e apparenza che chiamiamo “identità” da abbastanza tempo per percepirlo come eterno. Già nella prima metà del Novecento, alcuni noti ‘ingegneri d’anime’ hanno creato regimi in grado di circoscrivere molto, con teorie e opere, fino a sopprimerli del tutto, all’occorrenza, ambiti e prerogative della Persona. Ma fu solo un togliere e schiacciare – un complemento dell’irreggimentare – abbastanza accidentale. La clonazione, la realtà virtuale, la criogenesi, le nanotecnologie, la stessa chirurgia plastica, consentono oggi in prospettiva di moltiplicare, diversificare, riscrivere, ampliare, restringere e mutare l’identità, negandone però allo stesso modo quelli che sono stati fino a ora i suoi elementi qualificanti: l’unicità, l’immodificabilità e la non ripetibilità dell’esperiente umano, di ogni singola esistenza nel tempo e nello spazio. Ma il mondo nuovo crea nuovi inquilini a propria immagine e somiglianza. E soprattutto sente il dovere, ormai strutturale, di raccontarli. Non è dunque di grande importanza chiedersi se avremo nostalgia delle vite analogiche lasciate alle spalle. Piuttosto se sarà possibile sopravvivere ai loro racconti.


I / Autobiografie analogiche
Su Rossana Rossanda e Eve Babitz
di Maurizio Bianchini

1.
Appena uscito, per Bollati Boringhieri, Questo corpo che mi abita di Rossana Rossanda, raccolta degli scambi intercorsi sulla rivista Lapis, da postazioni non ostili ma diverse, con la femminista storica Lea Melandri, mi ha intrigato per un’intervista sul Venerdì di Repubblica, che citava il Sessantotto e prometteva più di quanto ci fosse, in materia, tra le pagine del libro. Non che ‘il sesso, l’amore, la desiderabilità erotica delle donne’ siano argomenti trascurabili, ma ogni cosa a suo tempo, e luogo, e ciò che mi interessava erano considerazioni di prima mano, da parte di una protagonista, su un passaggio storico del quale il 50° anniversario ci costringerà a parlare ancora nel futuro prossimo. Ben stuzzicata, la curiosità mi ha convinto che La ragazza del secolo scorso potesse svolgesse l’ufficio – oggi, nel deserto piatto in cui la sinistra, pardon le sinistre censite, hanno scelto di ultimare la loro estinzione – ancor meglio di quando uscì nel 2004. Un colpo di fortuna. Anzi due. Facciamo pure tre. Perché tre sono in effetti i testi, diversi e concentrici, chiusi in questo mémoire, libro tra i più avvincenti nel panorama asfittico della letteratura italiana del nuovo millennio. Non ci si poteva aspettare di meno da una delle poche figure pubbliche appassionanti, quasi un personaggio da romanzo, a volte, diviso tra Dickens e Dostoevskij, emerse in questo paese nel secondo dopoguerra. Un periodo, si dovrebbe tenerlo sempre bene a mente, che non ha avuto un De Gaulle o un Mitterand, come la Francia; una Thatcher o un Blair come l’Inghilterra; una Merkel o uno Schroeder come la Germania, ma solo Andreotti e Berlinguer, Berlusconi e Prodi: nocchieri della deriva; nani della politica sulle cui spalle nani ancor più lillipuziani sono chiamati oggi a ‘scrutare il futuro’. […]


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