Bert Jansch
Bert Jansch
di Eddy Cilža

Ipse dixit, ’sta faccenda del Bert come Jimi, Neil Young e fidatevi di lui se arrivandovi da me vi sembra l’iperbole di uno scribacchino. Certo che il Canadese avrebbe potuto esprimere la sua ammirazione per lo Scozzese, oltre che con questa frase spesso citata, in altri modi che non sciupandone la canzone più memorabile (Needle Of Death) con una lettura sciatta, oltretutto inserita in uno dei suoi dischi più discutibili (“A Letter Home”). Avrebbe potuto degnarsi di rispondere a Pete Frame che, allora impiegato alla Charisma, nel 1975 gli scriveva chiedendogli se potesse essere interessato a produrre il successore di “L.A.Turnaround”, album la cui regia era stata curata da Michael Nesmith. Offerta che cadeva nel vuoto. Ma d’altronde pure Jimmy Page avrebbe potuto certificare quanto sia grande la sua stima per il protagonista di questo racconto con qualcosa di più tangibile di parole parole parole: “C’è stato un periodo in cui ero ossessionato da Bert Jansch. Una volta lo vidi in un club e fu come guardare un chitarrista classico. Le inversioni che suonava erano irriconoscibili. Fu il più grande innovatore del suo tempo”. Buona cosa sarebbe stato testimoniargliela magari con un assegno, a mo’ di risarcimento per avere preso di peso l’arrangiamento di Jansch di Blackwaterside, un traditional inserito nel 1966 nel suo terzo LP, “Jack Orion”, e averlo trasformato due anni dopo nella Black Mountain Side ben nota ai cultori dei Led Zeppelin. Bert e Nat Joseph, proprietario della Transatlantic Records, per un po’ consideravano l’idea di portare la questione in tribunale ma poi, preso atto dei costi altissimi di una causa dagli esiti incerti, trattandosi in partenza di un brano senza un autore riconosciuto, lasciavano perdere. Discretamente frequentato fra ’60 e ’70, il club degli estimatori di Bert Jansch tornerà ad affollarsi all’incrocio fra XX e XXI secolo, durante quella che per il nostro eroe fu come una seconda giovinezza, per bella combinazione coincidente con la voga del cosiddetto Weird Folk. Allo splendido e sfortunatamente testamentario “The Black Swan”, del 2006, partecipavano come ospiti Devendra Banhart, Beth Orton, Helena Espvall degli Espers. Nel 2000 a dargli man forte nell’appena meno riuscito “Crimson Moon” era stati due eroi della chitarra – ma elettrica – degli anni ’80 e ’90 britannici, Johnny Marr degli Smiths e Bernard Butler degli Suede. Il primo in particolare dividerà innumerevoli volte la ribalta con il suo idolo. Continua a omaggiarlo, come potrete constatare facendo una ricerca in Rete, su YouTube ad esempio. […]

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