Fleetwood Mac
Fleetwood Mac
di Christian Zingales

Changes
Dopo un paio di anni folgoranti nel 1970 Fleetwood Mac è una ammiraglia del british blues incappata in un primo incidente di percorso. Venuta a mancare improvvisamente la spinta propulsiva del magnetico chitarrista Peter Green, che scopre presto di dover fare i conti con una psiche ballerina, motore e mappe sono da ricalibrare. I tenutari della ditta, la sezione ritmica formata da Mick Fleetwood alla batteria e John McVie al basso, non perdono tempo e si adoperano perché la velocità di crociera sia costante, testando su strada nuove propulsioni, nuove combinazioni possibili, le principali dare spazio prima a Jeremy Spencer e Danny Kirwan, voce e chitarre, e poi a Bob Welch. Mick prende in mano il timone di comando, John è al suo fianco e introduce Christine Perfect in McVie, che oltre a essere sua moglie dimostra doti canore e di scrittura notevoli. È il 1974 quando la situazione sembra scappare di mano, tutto è virato in un suono più leggero non focalizzato, e la macchina sta per deragliare in modo paradossale, con il manager Clifford Davis che rivendica il possesso della ragione sociale e cerca di organizzare un tour con dei falsi Fleetwood Mac. Pericolo sventato per un pelo con vie legali a seguire, ma siamo nella prossimità del vicolo cieco. Davanti a questa curva apparentemente senza uscita, la sterzata della vita. La Warner chiede alla band di lasciare l’Inghilterra e trasferirsi a Los Angeles, per operare direttamente su quello che era diventato il campo d’azione. Mick è ai Sound City Studios quando il tecnico del suono Keith Olsen gli fa sentire Frozen Love, dal delizioso disco di una nuova coppia, “Buckingham Nicks”. Impressionato, Mick propone a Lindsey Buckingham di entrare nella band, lui accetta ma a un patto, che la fidanzata e partner artistica Stevie Nicks sia con lui. È l’inizio di una metamorfosi memorabile. Sancita nel 1975 con il primo disco della nuova formazione, che, a indicare una vera e propria rifondazione, sarà omonimo come il debutto del ‘68, ribattezzato “Peter Green’s Fleetwood Mac”. Da qui per 12 anni, fino al 1987, saranno cinque gli album, cinque meraviglie generate dall’arrivo sul luogo del delitto dell’angelo vendicatore Lindsey e della streghina bionda Stevie. Che si alternano con Christine (che fa anche le tastiere) come voci e autori, ed ecco questa nuova macchina sempre mossa dalla batteria sghemba e rutilante ma dritta al punto di Mick a fare pendant con la puntualità del basso di John, ma poi eccitata dai fraseggi euforici della chitarra di Lindsey e dal suo estro inquieto, da una Stevie regina dei veleni, una Christine dolce vestale di malinconia, in un mix di romanticismo e urbanità, armonie vocali e sofisticatissimi dettagli sonici. […]

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