Jonas Mekas
Jonas Mekas
di Rinaldo Censi

Sembrava immortale, Jonas Mekas. Un highlander come Sua Maestà, la regina d'Inghilterra. E invece alla fine se n'è andato pure lui. Aveva 96 anni. E ora, come riassumere la sua vita? È un'impresa improba. Complessa. Spinosa. Vale la pena provarci. Anche per correggere alcune inesattezze circolate a caldo, sull'onda della commozione. Niente santini. La sua figura è per certi versi ambivalente. C'è quella del poeta, del filmmaker, dell'agitatore culturale sulle pagine del “Village Voice”, quella del "padrino" del New American Cinema, dell'irresistibile ideatore di spazi, archivi, sale cinematografiche. Ma c'è anche altro. L'aura che circonda questa specie di santo, papa laico dell'underground, non è esente da coni d'ombra. Ma come fare a riassumere tutto? Da dove partire?
Partiamo dal 1949. L'anno in cui Jonas e suo fratello Adolfas approdano finalmente negli Stati Uniti d'America. Il 28 ottobre il transatlantico General Howze si muove sul fiume Hudson. New York si staglia all'orizzonte. L'impatto della metropoli sui fratelli, le luci al neon la notte, lo skyline, tutto questo fuoco d'artificio li seduce immediatamente: «Sì, è l'America, e noi siamo nel XX secolo». I due fratelli sono attesi a Chicago. Li aspetta un lavoro in panetteria, una casa. Però qualcosa scatta: «Ci trovavamo su una piattaforma sopraelevata, sulla banchina 60, osservavamo la silhouette dei grattacieli nel cielo di New York. E nello stesso istante ci siamo detti: Restiamo qui». Ed è così che è andata. I due si sono diretti verso Brooklyn, Meserole Street, nel cuore di Williamsburg: il quartiere di esuli lituani, dove si stabiliranno. Perché è dalla Lituania che i due sono partiti, quando ancora la Seconda Guerra Mondiale incendiava l'Europa. Jonas e Adolfas provengono da Semeniškiai, un piccolo villaggio nei pressi di Biržai. Sono fuggiti il 12 luglio del 1944, nel tentativo di raggiungere Vienna (dunque non sono stati deportati, come mi è capitato di leggere sul “Manifesto”). Cercheranno anche di raggiungere la Danimarca. Vengono imprigionati. Stazionano in campi di lavoro, tra le macerie del conflitto bellico, fino al 1949. Salpano da Bremerhaven il 17 ottobre. Direzione America. […]

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