Mark Kozelek
Mark Kozelek
di Alessio Budetta

Immaginate un cielo grigio e nuvoloso che si ripresenta uguale a se stesso tutti i giorni per 25 lunghissimi anni. Una forte depressione iniziale, l’arrivo di formazioni nuvolose cariche di malinconia, un grigio intenso e costante, brevi sprazzi di luce sulla scia di lampi improvvisi. Un cielo terrificante e immutabile che descrive a perfezione la lunga carriera di Mark Kozelek, una carriera monolitica che ci lascia ancora oggi senza alcun senso di attesa disposto a risolversi - una schiarita che riporti il sole? uno scroscio di pioggia finale? - ma piuttosto con una scomoda certezza - non vedremo mai né l’uno né l’altra, ma solo e sempre nuvole.

“I discovered I cannot shake melancholy / For 46 years now I cannot break the spell” - I Watched the Film The Song Remains The Same - da Benji, Sun Kil Moon

Nativo di Massillon (Ohio), Mark Edward Kozelek, cantante e chitarrista classe 1967, si trasferisce da ragazzino ad Atlanta dove sul finire degli anni ’80 forma con il batterista Anthony Koutsos i God Forbid, classica band alle prime armi di cui nulla è mai stato pubblicato per volere dello stesso leader (li descriverà anni più tardi come un semplice progetto giovanile). I due faticano a trovare date nelle zone limitrofe, così nei primi anni ‘90 decidono di trasferirsi a San Francisco per dare vita al progetto Red House Painters, dove iniziano a battere i locali della Bay Area. Ed è qui che durante i primi due anni di gavetta sono osservati speciali di Mark Eitzel, spirito affine nonché leader degli American Music Club, una delle realtà più interessanti della scena indie-rock locale.
Difficile a questo punto separare la storia dalla leggenda. Siamo nei primi ’90 e Kozelek lavora alla reception di un hotel, intento a cercare una possibile etichetta sbirciando tra le note dei suoi CD. Nel frattempo Eitzel vola in Gran Bretagna per una tournée promozionale, segnalando i Red House Painters all’affermato giornalista inglese Martin Aston. Lo stesso Eitzel una volta tornato in America invita Kozelek a inviare il proprio materiale al giornalista per sfruttarne i buoni ganci, così il nostro gli spedisce in fretta e furia un nastro di 20 pezzi impacchettato alla buona. Aston, colpito da quelle canzoni, le passa a Ivo Watts-Russell, boss della storica 4AD, che a ben sei mesi dalla spedizione lascia un messaggio sulla segreteria di Kozelek, comunicandogli l’intenzione di produrre il primo disco dei Red House Painters. Narra la leggenda che Kozelek - ormai scordatosi della faccenda - lo abbia ascoltato incredulo mentre se ne stava sdraiato nella vasca da bagno. […]

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