Pierre Henry
Pierre Henry
di Piercarlo Poggio

Il nove dicembre 2017 Pierre Henry avrebbe compiuto novant’anni. Non c’è arrivato perché la sorte ha staccato i cavi il cinque di luglio, impedendo al macchinario di continuare a produrre e rilanciare i suoi inconfondibili bzzz bzzz nell’universo. A cadavere ancora quasi caldo giunge sul mercato un box Decca intitolato “Polyphonies”, più probabilmente pensato in origine quale regalo di compleanno. Le candeline Henry non è riuscito a spegnerle ma la torta è rimasta sul tavolo, a disposizione di tutti. Rimasterizzata con cura dallo stesso compositore, nello studio Son/Ré di Parigi, la sua seconda casa sin dal 1982, grazie anche all’oculato supporto finanziario di enti e ministeri (in Francia succede). Sono dodici cd e un corposo libretto di oltre cento pagine che non mettono alcun punto fermo alla sua opera, anzi. In compagnia di venti brani, storici e meno, si possono infatti ascoltare nove inediti incisi per la prima volta. È materiale d’interesse, composito e difforme, che copre un arco di tempo di oltre mezzo secolo e offre ulteriori spunti di approfondimento. La struttura stessa del cofanetto induce al viaggio a ritroso – in realtà si tratta di un ineguagliabile back to the future –, principiando dalle Chroniques terriennes (2016) del disco numero uno per concludersi nelle braccia della pietra miliare Symphonie pour un homme seul (1950), concepita in compagnia di Pierre Schaeffer, inclusa nell’ultimo cd. Non cercate invece in “Polyphonies” altri noti capolavori: per lo Psyché rock ideato con Michel Colombier e contenuto nella Messe pour le temps présent (1967), di cui si servì Maurice Béjart per l’omonimo balletto, o per le fondamentali Variations pour une porte et un soupir (1963), la forza e la potenza sonora di un cardine da ingrassare, occorrerà rivolgersi altrove. Un altrove peraltro piuttosto vacuo, stante la scarsa disponibilità attuale di album fisici a nome Pierre Henry. Beninteso, ai magnifici tempi dello streaming è vietato farsene un cruccio e tanto meno è consigliato rivolgere suppliche a chi può ristampare dischi e raccolte che nel passato, anche recente, hanno documentato a dovere il lavoro di una delle personalità più dirompenti del Novecento musicale. […]

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