Ryley Walker
Ryley Walker
di Alessio Budetta

[nell'immagine: Ryley Walker, foto di Evan Jenkins]

Il primo disco a nome Ryley Walker è del 2014 ma il vero “primo disco” di Ryley Walker è proprio di quest’anno. Si chiama “Deafman Glance” e chi l’ha già ascoltato sa che si tratta di un disco letteralmente fantastico. La data di uscita ufficiale è fissata per il 18 maggio e nella pagine delle recensioni in questo numero trovate l’usuale approfondimento. Ciò che preme dire qui, in questa monografia, è il fatto che mai prima d’ora il giovane e talentoso cantautore aveva dato sfoggio non solo di tanta bravura ma anche di cotanta personalità. Pensiamoci bene, cosa si può chiedere ad un musicista oggi? di essere creativo, originale? oddio… di attenersi ad un genere, cercando in qualche modo di superarlo, di spostarne i confini? difficile… di copiare quindi pedissequamente i classici? non scherziamo… atteggiamenti a prima vista inconciliabili o quantomeno vani se presi singolarmente. Ma potrebbe essere un susseguente mix equilibrato e abbastanza sfaccettato a decretare la qualità dei dischi in uscita oggi. Bravura e personalità sono poi qualità che esulano dal contingente, tanto che potrebbero essere proprio questi i due punti cardine valutativi dai quali partire: il tanto celebrato Ryley Walker - almeno da noi di Blow Up - si è fatto strada inizialmente più per bravura che per carisma, esordendo nel 2014 con un lavoro - “All Kinds Of You” - che mostrava un forte debito a livello di ispirazione (ma anche di attitudine strumentale) verso nomi putativi della chitarra folk quali Nick Drake e John Fahey, riscuotendo poi notevoli consensi con il folk d’autore in forma di jam improvvisata di “Primrose Green” del 2015 che riportava alla memoria certe sonorità acid-folk anni ‘70 e un’attitudine canora alla Tim Buckley, infine con il più evoluto “Golden Sings That Have Been Sung” del 2016 dagli arrangiamenti che pescavano per lo stile addirittura da un nome poco frequentato dai cantautori dell’ultima generazione, Van Morrison. Infine dopo qualche collaborazione interlocutoria arriva come un fulmine a ciel sereno “Deafman Glance”, un disco che pesca molto da Ryley Walker stesso e soltanto da lui e che ci mostra finalmente quale sia l’essenza stessa di un cantautore spogliatosi dalle maschere dei suoi maggiori referenti per realizzare un’opera così intrisa di trovate brillanti e inaspettate, eppure mai sopra le righe, da risultare essa stessa un baluardo di classicità per tutti gli anni ’10. Risultando al tempo stesso sofferta, spiazzante, tagliente, disperata. […]

…segue per 8 pagine nel numero 240 di Blow Up, in edicola a maggio 2018 al costo di 6 euro

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