Simon Reynolds' Desert Island Records
Simon Reynolds' Desert Island Records
di Marco Sideri

Tutte le storie di naufragi, esplorazioni o isole deserte cominciano all’imbarco, sulle banchine del porto. Solo qualche volta partono prima, nei pub nebbiosi dove i marinai bevono e si fanno reclutare per pochi scellini. Anche questa Isola Deserta comincia in un porto, quello dove Simon Reynolds è venuto per parlare di musica. È un porto amico, adatto all’occasione: un palcoscenico (quello di Santeria a Milano, dove SR è intervistato da Fabio De Luca per presentare il suo recente “Polvere di stelle” sul glam rock, vedi BU#234) e un microfono (quello di Radio Raheem Milano, dove ci incontriamo il mattino dopo e SR fa poi la sua selezione di dischi prima di proseguire il tour). È un porto che si confà a Mr Reynolds, forse l’unico critico musicale della generazione dopo punk ad aver sviluppato un discorso culturale di respiro mondiale con libri che, fatte le proporzioni che sempre vanno fatte, hanno varcato i confini del sotterraneo per affiorare nell’orizzonte comune.
Simon Reynolds ha scritto molto di musica ma soprattutto l’ha pensata, vissuta e sentita. Si sente. Basta parlargli cinque minuti, o vederlo chiacchierare sul palco, o vedere la fila ordinata di persone per una dedica dopo l’incontro. Per questo chiedergli di selezionare i dischi da isola deserta è come sventolare il proverbiale drappo rosso davanti al toro. Manda addirittura due liste, una, i preferiti assoluti, che commenta qui sotto, e l’altra, gli ascolti terapeutici e di conforto per rendere sopportabile l’isola deserta, che vedete di fianco.
Ascoltarlo rovistare tra gli accordi e i ricordi dei suoi “absolute faves” è un’esperienza a metà tra lezione magistrale e diario adolescenziale, a metà tra cervello e pancia, in quel punto esatto dove nascono e crescono i nostri dischi preferiti. […]

…segue per 4 pagine nel numero 237 di Blow Up, in edicola a febbraio 2018 al costo di 6 euro

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