Simple Minds
Simple Minds
di Christian Zingales

Real
L’apparizione nel timido ma schietto esordio del ’79, nello stesso anno subito una metamorfosi che in quattro spettacolari album li impone fino all’81 come una vera corazzata new-wave, la svolta nell’82 verso un suono enfatico e posato che li porta al grande successo e alle degenerazioni stadium e pomp, l’emotivo approdo ’89. La storia dei Simple Minds si compie sostanzialmente in questi dieci anni, dopo i quali perderanno peso fino a ritrovare in tempi più recenti una loro nicchia di fedelissimi, ma senza più apportare nulla di significativo. È il ’77 quando tutto parte su in Scozia, a Glasgow. Jim Kerr e Charles Burchill si conoscono da quando sono bambini e in quell’anno entrano nella line-up della punk band Johnny & The Self-Abusers rispettivamente a tastiere e violino, il primo con il nome di Pripton Weird e il secondo con quello di Charlie Argue. Esperienza volante. Tempo qualche mese e si staccano per formare i Simple Minds, nome derivante dal singolo di David Bowie The Jean Genie del ’72, che finirà in “Aladdin Sale” del ‘73, canzone ispirata da un personaggio “alla Iggy Pop”, dove c’è il passaggio “He's so simple minded/ he can't drive his module”. Jim Kerr lascia le tastiere e va al microfono diventando frontman, Charles Burchill è alla chitarra e da multistrumentista coprirà tutto, dal violino al sax, e insieme ci sono Michael McNeil alle tastiere, Duncan Forbes al basso, Brian McGee alla batteria, che era con loro già in Johnny & The Self-Abusers. Forbes e McGee lasceranno rispettivamente nell’85 e nell’81 (nel 2009 formeranno nientemeno gli Ex-Simple Minds) e la line-up dei Minds cambierà nel tempo, ingresso più di spicco quello di Mel Gaynor alla batteria nell’82, ma la band sarà sempre di fatto una macchina Kerr-Burchill. […]

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