Stone-Gaze
Stone-Gaze
di Fabio Polvani

[foto: True Widow]

Stone-gaze dicevamo. Per una volta il termine non è un’invenzione giornalistica ma deriva direttamente dalla dichiarazione di un componente di un gruppo, il batterista dei True Widow, Timothy Starks. Nell’intento delle sue parole vi era per lo più quello d’ironizzare sui continui riferimenti alla nu-gaze, ovvero alla particolare tendenza sonora che interessava e contraddistingueva l’hype indie rock all’epoca dei fatti. Il termine stonegaze evoca in ogni caso atmosfere narcotizzate e ottundenti con un ammortizzante doppio effetto: una spinta verso l’alto e una verso il basso, una tendenza alla deriva, al disgregamento, e una al compattamento che si riconoscono e flirtano in una nuova dimensione metafisica, onirica, psichedelica.
Mettere insieme sullo stesso piano pesantezza e rarefazione, evanescenza e potenza, metallo e armonie tonali: la formula non è certamente nuova se pensiamo che soluzioni di questo tipo sono state sperimentate sistematicamente in ambito drone rock (prediamo gli Earth, o ancora più collegate, le stratificazioni di Jesu), con le esperienze post-neurosisiane o genericamente post-rock (a partire dagli Isis) o, tanto per gradire, abbiamo perfino ereditato la nascita di un black metal ‘atmosferico’. Allora in che cosa diverge questo stone-gaze? Probabilmente in un formato meno sperimentale, più canonico, che certamente pone l’accento sul mood ma che è fondato sulla canzone; dove anche se i brani sono lunghi e ipnotici, fondamentale rimane la ricerca della melodia cantata, eterea e celestiale.
Se il neologismo stonegaze principalmente è un affare interno ai True Widow, arbitrariamente qui lo facciamo valere per un altro paio di band - Mammoth Weed Wizard Bastard e Windhand - la cui musica sembra produrre lo stesso effetto. Pur con sostanziali differenze. Per esempio, delle tre, una ha un suono e un approccio più ‘indie’, mentre le altre due lo hanno decisamente più ‘heavy’. Due rimandano a sensazioni avvertite durante il periodo grunge, mentre una un po’ meno. Egualmente (ma non specularmente), due rimandano a sensazioni catturabili sul catalogo 4AD, mentre una molto meno. Comunque sia, tutte e tre adottano un cantato femminile, sebbene una non lo faccia in maniera esclusiva. Per finire, due hanno fatto uscire recentemente i loro nuovi album, una invece l’anno scorso (che è a ogni modo ancora ‘caldo’). Due incidono per la stessa etichetta, una (ancora) no. […]

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