Back in Black
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Autore: Mauro Zanda
 
PREZZO: 7,00€
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“Back in Black: razza, classe e cultura popolare nell’America nera contemporanea” [Prefazione di Jalal Nuriddin, Introduzione di Michael Franti]: "Questo libro è un’analisi di quanto lontano siamo arrivati e di come la nostra voce creativa abbia delineato il profilo delle nostre comunità. Ma l’ascesa della cultura nera mostra davvero il livello dei nostri raggiungimenti, o dissimula semmai quanta strada dobbiamo ancora percorrere sul terreno del potere politico ed economico in questo paese? I celeberrimi artisti, atleti, politici e papponi raccontati in questo libro vi saranno svelati dall’interno, e con qualcuno finirete addirittura per condividere qualcosa. Ma sarà a voi, in ultima analisi, che spetterà di farvi un’opinione libera." (dalla prefazione di M. Franti)
"I Libri di Harry #3" [2005] • 160 pagine

Mauro Zanda (Roma, 1971) è giornalista, critico musicale e conduttore radiofonico.
E’ stato direttore artistico di Radio Città Futura; attualmente collabora con Radio 1 RAI (Stereonotte 2004). Scrive per Il Manifesto, Rockstar e Blow Up, per la quale dal 2003 cura una rubrica fissa (“Black Power”) dedicata alla musica e cultura nera.


“Back in Black: razza, classe e cultura popolare nell’America nera contemporanea” [preface by Jalal Nuriddin, introduction by Michael Franti]: “This book is an analysis of how far we have come as African Americans and how our creative voice has shaped our communities. But does the rise of black culture truly show the level of our achievements or does it disguise how far we still have to go on the path of politics and economic power in this country? The well-known artists, athletes, politicians and pimps described in this book will be turned upside down, and you’ll probably be able to relate to them. But it will be up to you to draw your own conclusions” (from M. Franti foreword)
"I Libri di Harry #3" [2005] • 160 pagine

Mauro Zanda (Roma, 1971): journalist, music critic and radio host, formerly the art director of Radio Citta' Futura. He now works for Radio1 RAI (Stereonotte 2004, Music Club 2005-2006), writes for Il Manifesto, Rockstar and Blow Up. Blow Up features an annual issue (Black Power) dedicated to black music and culture, the first of which was published in 2003.


Di seguito l’indice e due estratti dal libro:

Indice
Capitolo 1: Potere nero - Ambiguità e contraddizioni del nuovo corso afroamericano
Cittadinanza, nazionalismo islamico, razza e classe • Pigmentazione fuori legge. Dalle automobili al carcere, la nuova segregazione americana • La borghesia nera: da Malcolm X a L’imperatore di Ocean Park • Tokenism: Colin Powell, Condoleeza Rice e i ruoli modello • Race card, il melodramma nazionale della razza

Capitolo 2: La diversità nera tra doppia coscienza e post-modernismo
L’adattamento creativo. “Tutto quello che so l’ho rubato” • La maschera e la subordinazione. Una spia nel campo nemico • Il terrore e la disobbedienza civile: un atto di sabotaggio • Tradizioni orali e post-modernismo • Diaspora nera, post-moderno e filosofia europea

Capitolo 3: Dj Spooky e La filosofia digitale. O dell’ossessione tecnologica
Dj Spooky, Bambaataa e il brivido androide dei Kraftwerk • Il culto della macchina: strumento di controllo o principio di fuga? • Tribalismo ed elettricità. L’intuizione di Davis e Hancock • “La tela elettromagnetica della generazione elettronica”. Dai techno ribelli a Dj Spooky

Capitolo 4: Hip Hop, business e consumo vistoso - Da Russell Simmons a P. Diddy
Keep it real. L’autenticità è funzionale all’incasso • Def Jam, dai bassifondi a Wall Street • Dalle battaglie politiche alla faida hip hop: storia di Puff Daddy, impresario dallo stile mafioso • Sindrome da consumo vistoso

Capitolo 5: Iceberg Slim e il culto del pappa nella storia nera
Papperia, autonomia e potere • Possesso, feticismo e capitalismo distorto • Il jazz e il mito della freddezza nera • Da Iceberg Slim a Ice T. Cerchio chiuso o fraintendimento?

Capitolo 6: Destra, corporazioni e potere - Condoleeza Rice, una donna nera al comando
Segregazione, razzismo e Dna repubblicano • Dai compositori ai generali: storia di un’ossessione sovietica • L’adozione dei Bush e la guerra preventiva e unilaterale • Condi la cinica

Capitolo 7: Potere alla parola. Poesia e identità nera
Fiori furiosi: dalla schiavitù all’Harlem Renaissance, “L’individualità dalla pelle scura” • “Vogliamo poesie che uccidono”. L’ascesa del Potere Nero, con ogni mezzo necessario • Poesia di strada militante. Last Poets, Gil Scott-Heron e l’avvento dell’hip hop • Rakim, Chuck D e 2Pac. Le voci del ghetto • Saul Williams e le contraddizioni della Slam Poetry • Mike Ladd e Gramsci, Ursula Rucker e la tradizione matrilineare

Capitolo 8: Kobe Bryant e il mito dello stupratore nero
Donne bianche in pericolo: dal linciaggio alla persuasione mediatica • Kobe & Kate, la maledetta domenica del Lodge • Genere e razza, il femminismo all’attacco dello stupratore nero • Ingenuità o maschera? “Solo un clown nello spettacolo dei bianchi”

Capitolo 9: Afro-futurismo: ritorno al futuro delle radici nere
Rapimenti alieni e ri-definizione identitaria. Da Sun Ra a Hendrix • Schiavi, robot, millenarismo e fantascienza nera • Ufologia radicale. Da Gerge Clinton alla techno Detroit

Bibliografia


Prefazione
Mi dispiace non poter fare molto per questo libro, ma proprio non riesco a confrontarmi con un passato che non posso cambiare.
La mia gente (gli Africani Americani) non si è mai ripresa dai danni prodotti dalla schiavitù e dalle sue implicazioni, che poi consistono nella perdita permanente d’identità; patrimonio, sovranità e cultura. Ho inventato il rap come un mezzo d’espressione in grado di MANIFESTARE IL DOLORE, cosa che prima dissimulavamo e che solo negli ultimi cinquanta anni abbiamo imparato, gradualmente, a tirar fuori.
I padroni degli schiavi ci hanno re-inventato come NEGRI per essere sicuri che non avremmo mai avuto nessuna morale, principio o scrupolo. Il solo fatto di essere sopravvissuti come popolo è di per sé un miracolo. La nostra storia può essere paragonata a quella di quei popoli di qualsivoglia razza e cultura che sono stati vittime di genocidio. Io ormai vivo nello Stato della Melanconia, che non troverete su nessuna mappa degli Stati Uniti. Ogni forma d’arte che abbiamo inventato come popolo del resto è sempre stata fatta per provare a curare noi stessi e lenire il dolore delle nostre anime. Anime piene di buchi, perché abbiamo dovuto tutti morire per essere FINALMENTE LIBERI! (Come è stato per Martin Luther King & Malcolm X).
Ogni volta che qualcuno della mia gente è morto – per via di quell’odio auto-inflitto scientemente programmato, ma assai più spesso per mano dei padroni di schiavi e dei loro discendenti, IO SONO MORTO CON LORO! Per questo credetemi, io sono davvero un UOMO MORTO. E’ già molto tempo che sono morto ormai, e tu stai parlando solo ad un FANTASMA. Non sono un uomo, non sono vivo, semplicemente ESISTO! Sto provando a spiegarti in sintesi la nostra storia, perché tu hai speso del tempo nel provare a capire cosa sia successo a me e alla mia gente, probabilmente come conseguenza dell’interesse per una delle nostre forme d’arte, interesse che ha accresciuto la tua curiosità. Questo è il motivo per cui non voglio e non volevo parlare di questo argomento, perché non sono in grado di sopportarlo! Ma tu mi dai l’impressione di essere un ‹‹nice cat››, e questo mi ha convinto a darti una risposta così estesa.
Vedi, io e la mia gente apprezziamo davvero il RISPETTO, proprio perché siamo stati programmati ad odiarci e disprezzarci. E questo è lo stato delle cose, non certo quello che io o chiunque altro vorrebbe essere. Ed io ho accettato e rifiutato tutto questo simultaneamente.
Poi succede che tu mi scriva una lettera parlandomi di questo libro, e io sono affogato di nuovo nelle mia lacrime, perché la nostra storia per noi è una ferita ancora aperta. Perché ci amiamo e ci odiamo al contempo. Ma ormai io non amo e non odio, sono solo quello che presto non sarò. Perché entrambe queste emozioni sono state manipolate oltre ogni soglia di riconoscimento.
Non sono altro che un poeta morto a cui a malapena capita di esistere in questo istante. La mia gente è ancora buona gente nel cuore, ma siamo intrappolati in questo ciclo perpetuo di autodistruzione che può essere paragonato alla posizione di chiunque sulla terra viva nell’oppressione continua, passata e presente. E questa psicosi esiste a prescindere da fattori di razza, religione, casta o credo; non importa se tu sei grasso, piccolo, magro o alto.
Ci sono studiosi in giro molto più qualificati di me sulla questione degli Africani-Americani, così come ci sono migliaia e migliaia di libri che potrebbero affascinarti per il resto della tua vita. Per quanto mi concerne so solo come mi sento, quello che io e la mia gente chiamiamo il BLUES!
Ti avevo detto che la mia anima era malata e che per essa non c’era cura. Perché ogni malattia ha un sintomo e una causa, e se viene trattato solo il sintomo il malessere persisterà fino al suo stadio terminale. Per questo sono un uomo morto che vive solo un terribile incubo nella sua tomba; anche se la mia pietra tombale recita: RIPOSA IN PACE. Tutti i miei eroi e eroine, passati e presenti, sono disseminati con me nel cimitero; ma io non risponderò mai più a domande sul nostro passato, perché se la gente di questo pianeta ancora non ha capito cosa ci è accaduto sin’ora, be’ allora vorrà dire che mi sbaglio io, e che tutti loro probabilmente sono ancora vivi.
Persone come te hanno resuscitato il mio FANTASMA, che è solo un guscio sito in qualche luogo, tra l’inferno e il paradiso. E quindi, ora che hai ottenuto quello che volevi perché sei un ‹‹nice cat›› e hai sfruttato questo momento in cui ho provato ad essere quello che avrei voluto essere (per esempio un ‹‹nice cat›› anch’io, piuttosto che il fantasma ridotto all’osso di un uomo morto), ascolta ciò che mi sono lasciato indietro; comincia da “Beyonder”, dall’album Delights of the Garden, e dì agli altri ‹‹nice cats›› in giro per il mondo che il “Nonno” non può fare un dannato nulla per aiutarli, che se potessi lo farei, ma che ho perso il mio amore e il mio odio quando morii. Non ero nulla prima di esistere, non ho nulla e non voglio nulla da nessuno ora, eccetto ciò che appartiene al mio SPETTRO, al mio DEMONE, al mio FANTASMA. Ora devo andare, ho appena ricevuto un messaggio da uno dei miei veri PADRONI di schiavi, il FANTASMA SACRO. Ma ricorda che non hai avuto una corrispondenza con una persona viva, solo con un leggendario e mitizzato fantasma.

Jalal Nuriddin, The Grandfather of Rap
(15/12/2004)


Introduzione
Quel maledetto trattino. Musica-nera, radio-nere, atleti-neri, politici-neri, microcriminalità-nera, diritti-neri. Sembra incredibile, ma dopo gli sforzi di così tante generazioni, quel trattino resta ancora vasto e sconfinato come la tratta che ci ha condotto fin qui ai tempi della schiavitù. Che cosa significa? E’ la maniera con cui abbiamo scelto di definire noi stessi, o è piuttosto il sintomo del fatto che, per quante battaglie abbiamo combattuto per ottenere dignità e umanità come africani che vivono in Nord America, la nostra gente e la nostra cultura sono sempre state viste e trattate come corpi estranei?
Oggi la codificazione della cultura nera è il grande business. I ruoli modello per i nostri giovani non sono quelli di dottori, insegnanti e professionisti, ma molto più spesso atleti e intrattenitori. Ruoli che i ragazzi con qualche ambizione possono vedere spesso alla stregua di simboli mitici di successo, quelli che sono riusciti a farcela, i conseguitori del “Sogno Americano”. Ma ottenere successo come rapper o sportivo è qualcosa che tocca in dote ad un’esigua minoranza, e quelli che ci riescono spesso finiscono per essere eroi sul patibolo, usati temporaneamente dall’industria e poi gettati via, insieme al resto dei rifiuti.
Questo libro è un’analisi di quanto lontano siamo arrivati come cittadini della Great Society, e di come la nostra voce creativa abbia delineato il profilo delle nostre comunità e del mondo circostante. Ma l’ascesa della cultura nera mostra davvero il livello dei nostri raggiungimenti, o dissimula semmai quanta strada dobbiamo ancora percorrere sul terreno del potere politico ed economico in questo paese?
I celeberrimi artisti, atleti, politici e papponi raccontati in questo libro vi saranno svelati dall’interno, e con qualcuno finirete addirittura per condividere qualcosa. Ma sarà a voi, in ultima analisi, che spetterà di farvi un’opinione libera.

Stay human,
Michael Franti
(22/10/2004)

© Tuttle Edizioni 2008
Tag: Back in Black
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