Rock-o-rama
Rock-o-rama
Autore: Roberto Curti
 
PREZZO: 8,00€
Rock-o-rama

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“Rock-o-rama” / di Roberto Curti
Quello tra cinema e rock è stato un amore a prima vista. Fin dalla sua nascita ufficiale il rock’n’roll è stato adottato da Hollywood, che ne ha portato sul grande schermo i protagonisti, le storie, i cliché e soprattutto la ventata di ribellione che esso portava con sé. Il colpo di fulmine si è trasformato in un sodalizio che dura da più di 50 anni, nel corso dei quali il cinema ha plasmato l’immaginario e la cultura rock e li ha rivenduti a un pubblico ansioso di celebrare se stesso e i propri miti. Ma l’incontro tra le due forme d’arte popolare più diffuse del secolo appena trascorso è avvenuto a molteplici livelli, dando vita a percorsi disparati e talvolta imprevedibili. Rock-o-rama prende in esame 101 pellicole dove il rock e ciò che esso rappresenta giocano un ruolo di primo piano. Dai primi approcci a una musica che faceva paura (Il seme della violenza) ai lavori interpretati da Elvis Presley (Il delinquente del rock’n’roll), dai rivoluzionari film dei Beatles (Tutti per uno, Aiuto!) ai documentari dedicati ad artisti come Bob Dylan e i Rolling Stones, dai film-concerto alle cinebiografie, dai musical alle opere rock. Ma anche film di gangster e western, commedie romantiche e demenziali, pellicole d’animazione e road movies, horror e film pornografici, materiali nei quali l’apporto del rock è via via bizzarro, inaspettato, curioso, improbabile, provocatorio. E accanto ai classici, ai campioni d’incasso e ai film di culto troverete anche pellicole misconosciute, dimenticate, reiette, rimosse. O semplicemente lontane dal canone cinematografico comunemente associato al rock: cosa hanno in comune con quell’immaginario un giallo di Dario Argento (4 mosche di velluto grigio), un capolavoro del cinema di guerra (Full Metal Jacket di Stanley Kubrick) e un oscuro porno anni ‘70 (Joe Rock Superstar)? Lo scoprirete leggendo questo libro.
"I Libri di Harry #11" [2009] 240 pagine

Roberto Curti (Parma, 1971) è nato al nord ma giustamente ha scelto di vivere in Toscana. Scrive di cinema ma è solo una copertura: le cose migliori della sua vita sono Cristina e Attila. Collabora al dizionario Mereghetti, a «Blow Up» e a «Nocturno Cinema». Ha pubblicato: Sex and Violence - Percorsi nel cinema estremo (2003, con Tommaso La Selva), James Coburn – El samurai del Oeste (2005), Italia odia - Il cinema poliziesco italiano (2006), Stanley Kubrick - Rapina a mano armata (2007), Il mio nome è Nessuno - Lo spaghetti western secondo Tonino Valerii (2008) e Demoni e dei - Dio, il diavolo, la religione nel cinema horror americano (2009).


Di seguito L'introduzione del libro:

Cosa non è questo libro
     Innanzitutto non è un elenco dei 100 (anzi, 101) «migliori» film rock. Bando alle classifiche, alle Arche di Noé, all’assolutizzazione e alla cristallizzazione di un Verbo immutabile e definitivo, almeno per l’autore dello stesso. Ragion per cui questo che ti accingi a leggere, caro lettore, non è un fior da fiore, una crème de la crème, un meglio del meglio in tema cinema e musica rock (e/o dintorni). Si tratta piuttosto, come suggerisce il sottotitolo, di un percorso tra le varie contaminazioni tra cinema e rock. L’idea è osservare i vari modi in cui il cinema, la forma d’arte popolare per eccellenza del secolo appena trascorso, ha scelto di rappresentare il rock nei suoi molteplici aspetti, in un sodalizio ultracinquantennale che continua a generare frutti. Una cultura e i suoi capisaldi, un immaginario e le sue icone, un universo e i suoi sottoinsiemi visti attraverso l’obiettivo di una cinepresa, inclusi i lati d’ombra e le contraddizioni più o meno palesi. Ribellismo e sogni di gloria, purezza e corruzione, trasgressione e conformismo. Il rock, insomma, come fatto culturale, fenomeno sociale, prodotto di un’epoca e strumento per comprenderla meglio. Ma anche, e soprattutto, bene di consumo per le masse, come del resto è il cinema stesso.
     Queste contaminazioni prendono talora le forme canoniche di capisaldi riconosciuti, culti immarcescibili, opere in cui l’incontro con la musica e la cultura pop-rock ha contribuito a cambiare il lessico cinematografico. Pellicole dedicate alla rappresentazione del rock come fenomeno socioculturale e alla creazione in tempo reale della sua mitologia (Il seme della violenza, i film di Richard Lester con i Beatles, The Blues Brothers), esempi celebrati dell’incontro tra documentario e performance rock (Dont Look Back, Woodstock, Gimme Shelter, la trilogia punk di The Decline of Western Civilization, Stop Making Sense), cinebiografie reali o immaginarie (That’ll Be the Day, Elvis il re del rock, Sid & Nancy, Io non sono qui.), opere di sperimentatori quali Andy Warhol e Jean-Luc Godard.
     Ma non solo. Il rock è (o dovrebbe essere) una faccenda di budella e di istinto, insieme apparizione e rivelazione, squassante e inatteso. Perché allora non lasciarsi catturare dall’impulso del momento e prendere altre strade, vicoletti male illuminati o scorciatoie poco battute, per vedere l’effetto che fa, e scoprire modi (e mondi) diversi – non necessariamente migliori, ma non per questo meno stimolanti – in cui queste contaminazioni hanno operato, assumendo forme inusuali e talora sorprendenti?
Ed ecco dunque titoli che non ti aspetteresti di trovare (un giallo di Dario Argento, un film di guerra di Stanley Kubrick…), accanto a pellicole oscure, dimenticate, reiette, rimosse. Ma non per questo meno pertinenti al rock e a ciò che esso rappresenta, magari filtrato attraverso i vari generi e le differenti culture ed etnie. Come lo stralunato apologo di The World’s Greatest Sinner, col suo messia rock di mezz’età in corsa per Casa Bianca; la favola naïf di Wild Guitar, ovvero il più classico canovaccio del sogno r’n’r visto con gli occhi di un cineasta di serie Z; il baracconesco horror Morte a 33 giri, che cavalca le paturnie della Moral Majority e il polverone sul rock satanico sollevato da quelle che Frank Zappa definì le «Mothers of Prevention» nell’America reaganiana di metà anni ’80; il parossistico apologo cyberpunk del giapponese Electric Dragon 80.000 V. E, perché no, il porno anni ‘70 Joe Rock Superstar, che affronta uno degli elementi fondativi del r’n’r – la sessualità – nella maniera più semplice e palese, come solo l’hardcore può fare.
     È stata anche l’occasione per concedersi lo sfizio di alcune esclusioni celebri, un «Vengo anch’io? No, tu no!» in cui la provocazione va a braccetto con il gusto cinefilo per la riscoperta. A proposito di opere rock, anziché fermarci agli abusati The Rocky Horror Picture Show e Jesus Christ Superstar, siamo andati a ripescare dall’oblio il pionieristico, autoctono Orfeo 9. E quando si è trattato di esplorare un genere frequentemente associato all’immaginario rock come il road movie, ci è parso naturale mettere da parte un’icona invecchiata male come Easy Rider a favore di un capolavoro misconosciuto come Strada a doppia corsia. E se per parlare di hip hop e cinema abbiamo provocatoriamente scelto un film di un cineasta bianco che mette in scena un improbabile rapper WASP sui generis come Bulworth di Warren Beatty, viceversa ci è sembrato stimolante analizzare l’opera del maggiore regista afroamericano in attività, Spike Lee, nel momento in cui anziché raccontare la cultura e la comunità nera, si sofferma sull’esplosione della dance e del punk settantasettino tra gli italoamericani del Bronx, in quel potente affresco storico e di costume che è Summer of Sam.
     Tutto ciò nella speranza di incuriosire, divertire, magari stupire il lettore. E, ci auguriamo, accompagnarlo in un viaggio inconsueto e stimolante in quello strano universo virtuale in cui amiamo spesso perderci, al suono di una voce o di una melodia o alla vista dei fantasmi di luce che prendono forma davanti ai nostri occhi nel buio di una sala. Illudendoci di poterne racchiudere l’essenza, e con essa quella delle nostre stesse vite, nei tre minuti di una canzone, o nei novanta di un film.


© Tuttle Edizioni 2009
Tag: Rock-o-rama
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