FUGAZI


Fugazi. Committed To Excellence
Director's Cut #31 (luglio 2023) • 116 pagine b/n • 13,00 euro


Esempio di indipendenza ed etica underground, i Fugazi sono stati una band decisiva nell’evoluzione della grammatica rock tra la fine degli anni ‘80 e i primi Duemila. Dal loro quartier generale di Washington DC hanno portato in giro per il mondo un’idea di rock in costante evoluzione. Questo volume ripercorre per intero la storia del quartetto di Washington, iniziata nel 1987 e sospesa nel 2002 dopo aver pubblicato sei album in studio, una “colonna sonora” con demo e inediti, due mini-LP, due singoli e aver tenuto la bellezza di 1.045 concerti in tutti e cinquanta gli Stati Uniti d’America, oltre che in Europa, Sud America, Asia e Oceania.

Roberto Calabrò (Reggio Calabria, 1971) si occupa di musica e cultura underground dalla fine degli anni '80. Ha pubblicato Queens Of The Stone Age. Il suono del deserto (Arcana, 2004), Eighties Colours. Garage, beat e psichedelia nell'Italia degli anni Ottanta (Coniglio, 2010), Madrid & Barcellona. Guida Rock (Arcana, 2014), Radio Birdman. Il rito del suono selvaggio (Tuttle, 2018), Ramones. Gang of New York (Tuttle, 2020), MC5. Future/Now (Tuttle, 2022), Rolling Stones: Exile On Main St. (Cometa Rossa, 2022) Ha inoltre curato la revisione editoriale dell’Enciclopedia Rock 1954 – 2004 (Arcana, 2004). Scrive su Blow Up dal 2010.

[di seguito, l'Introduzione]

Esempio di indipendenza ed etica underground, tra la fine degli anni ‘80 e i primi Duemila i Fugazi sono stati una band decisiva nell’evoluzione della grammatica rock. Hanno rappresentato la punta dell’iceberg dell’effervescente scena di Washington DC contribuendo allo stesso tempo a far evolvere l’hardcore della capitale americana in qualcosa di diverso. La loro storia è strettamente legata ai gruppi dalle cui ceneri il quartetto ha preso le mosse (in particolare i Minor Threat di Ian MacKaye e i Rites Of Spring in cui militavano Guy Picciotto e Brendan Canty) e alla Dischord, l’etichetta indipendente fondata nel 1980 da MacKaye e dall’amico-sodale Jeff Nelson che ne ha documentato tutta la straordinaria avventura artistica, così come quella di decine di gruppi provenienti dall’identico milieu geografico, musicale e culturale.
Dal loro quartier generale al numero 3819 di Beecher Street hanno portato in giro per il mondo un’idea di rock in costante evoluzione. E anche una maniera di fare le cose lontana anni luce dai meccanismi consolidati dell’industria discografica.
Suonare per i Fugazi ha sempre significato comunicare. Per farlo hanno pensato che fosse necessario abbattere le barriere di qualsiasi tipo: generazionali, economiche, linguistiche, culturali. Da qui la scelta di organizzare concerti aperti a un pubblico di tutte le età e di tutte le estrazioni sociali, e quindi - in maniera concreta - con un prezzo del biglietto non superiore ai cinque dollari. Da qui la scelta di rifiutare le molteplici offerte milionarie arrivate dalle major per mantenere il totale controllo non soltanto sulla propria musica, ma anche sulle modalità con cui essa doveva essere distribuita e fruita dal pubblico.
Questo aspetto, quello di essere un gruppo fieramente indipendente, ha spesso fatto passare in secondo piano la grandezza dei Fugazi come band. Completamente calati nella contemporaneità, Ian MacKaye, Brendan Canty, Joe Lally e Guy Picciotto sono stati capaci di traghettare il furioso hardcore americano dei primi anni Ottanta verso un suono complesso e sempre più articolato. Non c’è un disco del quartetto di Washington DC identico a un altro, sebbene il “marchio di fabbrica” Fugazi sia sempre presente in ognuna delle loro delle uscite discografiche.
Se pensiamo ai grandi gruppi che, a cavallo tra anni Ottanta e Novanta, hanno trasformato la grammatica rock per proiettarla nel futuro – i Pixies, i Sonic Youth, gli Hüsker Dü, i Dinosaur Jr. – non possiamo non inserire i Fugazi nel novero delle formazioni più influenti dal punto di vista del cambio di paradigma.
Ogni lavoro della formazione di Washington DC parte dal desiderio di comunicare un proprio punto di vista sulla circostante realtà socio-politica, oltre a essere lo strumento attraverso cui esprimere riflessioni su temi di natura più intima e personale. Allo stesso tempo è anche la fotografia di quattro musicisti estremamente curiosi, per i quali spingersi ogni volta un po’ oltre, alla ricerca di nuove sonorità e forme espressive, ha sempre rappresentato la vera sfida creativa. A tutto questo Ian, Brendan, Joe e Guy non hanno mai rinunciato, così come non hanno mai rinunciato a portare in giro per il mondo la loro musica in maniera indipendente. Un approccio, questo del do it yourself, che per i quindici anni in cui il gruppo americano è stato (iper)attivo, ha significato dotarsi di una buona dose di coraggio, impegno e sacrificio, venendo ampiamente ripagati in termini di riscontri di pubblico e di vendite.
Ecco, i Fugazi sono stati un gruppo di successo. Una band che ha pubblicato dischi, suonato in giro per il mondo, contribuito a rinnovare il sound e il significato stesso della musica rock, diventando al contempo una fonte di ispirazione per migliaia di ragazzi per cui suonare ed esprimersi al di fuori dalle logiche del music biz tradizionale diventava, grazie al loro esempio, una pratica possibile.
Dal 1987, anno del primo concerto, al fatidico 2002 che li ha visti sospendere “temporaneamente” le attività, i Fugazi hanno pubblicato sei album in studio, una “colonna sonora” con demo e inediti, due mini-LP, due singoli, oltre a tenere più di mille show in tutti e cinquanta gli Stati Uniti, in America latina, Europa, Asia e Oceania. Molto di più del loro intento iniziale, quello di “mettere Washington D.C. sulla mappa” della musica che conta.

Prezzo: 13

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