Current 93: Nelle estate delle locuste / Paolo Bertoni
Director's Cut #43 (luglio 2026)
► Nel post-industrial britannico proteso a superare le strettoie del limitante ‘industrial music for industrial people’, Current 93, con iconografie non devote e contenuti influenzati da Aleister Crowley, incontrarono la curiosità dei già convertiti al rumore con attrazione, foss’anche confusa, verso l’esoterico. “Nature Unveiled” fu solo l’inizio del percorso di David Tibet, dalle ballate di “Swastikas For Noddy” al poema gnostico evocato nella nobiltà folk di “Thunder Perfect Mind”, dalla poetica delle ombre di “All The Pretty Little Horses” al tormentato lirismo di “Soft Black Stars”, che si rintanò in se stesso con il luttuoso “Sleep Has His House”, dall’atipico progetto collettivo inscenato da “Black Ships Ate The Sky” al buio ispirativo dei tre album a cavallo tra i decenni ’00 e ’10, sino alla terna di lavori, da “I Am The Last Of All The Field That Fell (A Channel)” a “If A City Is Set Upon A Hill” che tratteggiano il Tibet della maturità, sempre più consapevole nella sua interiore ricerca sull’esistenza ineffabile.
► Paolo Bertoni (Roma, 1964) scrive di musica dalla seconda metà degli anni ’80. Firma storica di Blow Up, per Tuttle Edizioni ha pubblicato libri su Einstürzende Neubauten (2017), Swans (2019), Coil (2020), Clock DVA/T.A.G.C. (2022), Diaframma (2023), Joy Division (2025). L’edizione inglese di “Clock DVA/T.A.G.C.: Sogni sepolti” è stata pubblicata nel 2025, come “Adi Newton: Second Sight”, da Rizosfera/NKFUT/PC Press. “Current 93. Nelle estati delle locuste” è il suo ultimo libro.
Dal primo capitolo “…fintanto che il vuoto muto avrà un orizzonte…”
…Per l’esperienza di David, nei tifoniani l’appartenenza all’Ordine si risolveva in forme di autodisciplina più che in riunioni collettive, ed il periodo di preparazione, di nove mesi, consisteva nello scegliere e seguire un rituale magico con uno scopo, trascrivendo su un diario i propri progressi. Il lavoro di Tibet si concentra su Netzach, una delle dieci sefirot, gli attributi di Dio, della Cabala ebraica. Superò l’esame ma nell’Ordine non restò a lungo. Aveva cominciato a scrivere per Sounds e Flexipop, una snella testata, trenta pagine, che tra l’80 e l’83 ebbe discreta fortuna, anche per il flexi allegato ad ogni pubblicazione. È vero che appariva come una rivista patinata, ma non si faceva scrupoli ad alternare in copertina PTV e Wham, Jam e Simon Le Bon, Creatures e Kim Wilde. David, nel giornale ci sarebbe stato un suo articolo di tre pagine, aveva convinto il direttore del periodico, Kris Needs, a mettere in copertina Crowley. Sarebbe stata la trentatreesima uscita ma fu pubblicata, e fu l’ultima, come numero 666. Mandò una copia dell’articolo a Grant che non apprezzò l’iniziativa perché David non gli aveva sottoposto il testo preventivamente, come pretendeva avvenisse, era necessaria la sua approvazione per ogni pubblicazione su Crowley redatta da un membro dell’O.T.O.. Tibet non era entrato per sottostare a regole e gerarchie e abbandonò l’Ordine.
La prima apparizione di Tibet su un palco è con 23 Skidoo. Uno di loro, Fritz Haäman, al secolo Geoffrey Catlin, era la persona che più frequentava, chiese a David di suonare col gruppo alla prima edizione del festival WOMAD nell’82. David non sapeva suonare nulla, si portò un kangling tibetano, ricavato da un femore umano, comprato al mercato dietro la stazione di Bond Street. Nel disco dell’anno successivo, “The Culling Is Coming”, come Tibet 93, è immortalato sul retrocopertina ed è presente nella prima facciata nei cinque brani complessivamente riassunti come ‘A Summer Rite-11AM 17.7.82’. Quell’esperienza, così come la partecipazione, impalpabile, al primo album di PTV, non in “Force The Hand Of Chance” ma in “Themes”, allegato alla prima edizione di 5000 copie, sprona David a provare a fare anche lui qualcosa…
Prezzo: 15 €