Selvaggi
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Autore: Girolamo Dal Maso
 
PREZZO: 8,00€
Selvaggi

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"Selvaggi: grazia e disgrazia nei romanzi di Flannery O’Connor" / di Girolamo Dal Maso
“Anche un idiota è prezioso agli occhi del Signore.” [Flannery O’Connor]
Flannery O’Connor è una scrittrice viscerale, sanguigna, dalla penna lucida e infiammata allo stesso tempo. Questa raccolta di saggi, dedicata ai suoi due romanzi è composta di Schegge profetiche (prima parte su La saggezza nel sangue), di Idioti (seconda parte su Il cielo è dei violenti) e di Deragliamenti (terza parte). Attraverso autentiche scorribande ermeneutiche che passano con disinvoltura e lucidità dall’analisi letteraria alla riflessione teologica, dalla storia dell’arte alle forme più marginali della spiritualità cristiana, ci viene presentata una lettura appassionata della scrittura o’connoriana che non teme di accostare teorie semiotiche della soggettivazione e storia del blues anteguerra, Bruegel e Nick Cave, S. Giovanni della Croce e Quentin Tarantino.
"I Libri di Harry #14" • 288 pagine b/n • 16,00 euro


Girolamo Dal Maso (Vicenza, 1967) si occupa - a partire dal Seicento - degli intrighi tra teologia e arte, studio della marginalità e moderne scienze del linguaggio. In ambito musicale collabora con la rivista Blow Up; ha pubblicato articoli su Bach, Couperin e David Sylvian. Attualmente vive a Napoli, Quartieri Spagnoli.


[dall'Introduzione:]
[...] È comprensibile, del resto, che la critica si sia appassionata, e in alcuni casi anche accanita, a sviscerare tutti i riferimenti possibili nelle pagine della scrittrice georgiana. Questo gioco, talvolta macabro e ironico (che si addice in pieno al personaggio), per funzionare ha bisogno delle sue regole. Le nostre sono fondamentalmente due, una spada a doppio taglio che si è abbattuta sulla nostra ricerca. Da una parte ci siamo soffermati sui due romanzi, con una breve sortita nei racconti e alcuni riferimenti alle lettere e agli scritti critici, dall’altra abbiamo cercato di inserire alcune tecniche letterarie in un contesto teologico – ma non solo – più ampio, in parte già esplorato. Non si tratta, quindi, di cose nuove, ma speriamo possa essere avventura intrigante accostarsi, tramite questi pensieri messi in riga, agli scritti della O’Connor.
     Detto questo, il presente lavoro si articola in tre parti. La prima (Schegge profetiche) ruota attorno a Wise Blood, evidenziando il rapporto che in esso si viene a creare tra letteratura e teologia. Oltre a un’auscultazione dei ritmi profondi del testo, nel gioco che si viene a creare nella duplice fedeltà a quelli che possiamo definire l’impegno letterario e l’impegno teologico della O’Connor, si analizzeranno alcune strutture della sua scrittura, che – in modo forse inatteso – ci porteranno ad allargare l’orizzonte di riferimento in un confronto continuo con alcune delle forme in cui si è giocato il rapporto tra cristianesimo e modernità. Ne riceverà rilievo la figura del selvaggio che caratterizza non solo i personaggi di Wise Blood (oltre che di molti racconti) ma anche una schiera di figure, non sempre delle più marginali, che ritroviamo disseminate nella storia della spiritualità e dell’arte moderna. I primi due capitoli della prima parte indugeranno sui testi della O’Connor, mentre il terzo, a partire da questi, è una deriva ‘selvaggia’. La seconda parte (Idioti) ruota attorno a The Violent Bear It Away. Anche in questo caso, da una lettura attenta alla posta in gioco letteraria e teologica (primi due capitoli) il discorso si sposterà a un ambito più interdisciplinare, collegando l’originale apporto della O’Connor a un paesaggio culturale più ampio e complesso (terzo capitolo). La terza parte, infine, (Deragliamenti) si soffermerà su due delle innumerevoli influenze (o infezioni?) che la scrittura della O’Connor ha suscitato all’interno della cultura popolare, in cui il tratto pop e quello colto sanno creare sintesi curiose e intriganti. Il riferimento alla scrittrice georgiana riguarda sia i contenuti (soprattutto la religione e la violenza) che il tipo stesso di scrittura, il linguaggio e il modo con cui sono trattati. Si sono scelti, a riguardo, due esponenti di primo piano di due arti diverse dalla letteratura, sebbene ad essa collegate. Una prima indagine riguarderà la musica, nella sua declinazione rock, attraverso l’opera di Nick Cave. Percorreremo la ormai lunga e variegata produzione del cantante australiano trapiantato in Inghilterra. Il punto di vista o’connoriano ci permetterà di cogliere il percorso, finanche troppo eterogeneo, del musicista (ma è solo un’apparenza, come si vedrà). Dopo questo percorso diacronico attraverso l’opera di un artista, ci soffermeremo su una singola opera. Analizzeremo, in particolare, un’opera cinematografica, Pulp Fiction di Quentin Tarantino. Vedremo, sia nel caso di Cave sia in quello di Tarantino, come la fecondità dei temi rintracciati nella O’Connor permetterà di trovare degli elementi di continuità e, nello stesso tempo, di misurarne la distanza, soprattutto per quanto riguarda l’orientamento teologico.
     Alcune note per la lettura, infine. I capitoli di questo studio, pur connessi tra loro e interdipendenti, sono stati pensati come saggi a sé stanti. Possono quindi essere letti svincolati dalla trama del libro. L’ordine può essere benissimo cambiato a piacimento del lettore. La diversità di approcci, di metodologie e di contenuti (tutti comunque abbracciati nel paesaggio della scrittura della O’Connor di cui si mettono a servizio) spiega il tenore singolare di ogni capitolo e, insieme, la loro diversa lunghezza. Per questo motivo si potranno notare anche alcune piccole ripetizioni, soprattutto per questioni introduttive e a proposito della bibliografia. Per lo stesso motivo, i riferimenti agli scritti della O’Connor cambiano a seconda dei capitoli. Dove l’attenzione si concentra su un romanzo in particolare si è ritenuto opportuno non appesantire il testo di citazioni troppo dettagliate, dando per scontato il riferimento all’opera in questione. Essendo i romanzi l’oggetto precipuo della nostra ricerca, nei riferimenti delle citazioni abbiamo mantenuto nel testo i titoli dei due romanzi, mentre i riferimenti degli altri scritti della O’Connor (racconti, lettere, saggi) sono riportati in nota. Eccezion fatta per il capitolo Eccesso e scrittura in Wise Blood, in cui è stato necessario riferirci all’originale inglese, le citazioni della scrittrice georgiana sono riportate in italiano. Come vezzo personale abbiamo, tuttavia, preferito citare nel testo almeno i titoli dei suoi scritti in inglese.
     Trasferiamoci, quindi, virtualmente nella fattoria di Andalusia dove la O’Connor viveva, per vederla all’opera nella sua attività di scrittrice e pensatrice. [...]
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