20 Essentials: Britpop 1993-1997
20 Essentials: Britpop 1993-1997
di Marco Sideri con Bizarre, Roberto Calabṛ e Roberto Municchi

[nell'immagine: Oasis]

IL BRITPOP è un affare di canzoni, pure e semplici: ritornelli, strofe, scrittura, arrangiamenti. È poi, un affare di copertine: di gossip, di moda, di giornali, di triangoli amorosi e faide; insomma, un affare personale, essere e apparire che si avviluppano e confondono; e tutti, intorno, a guardare. Un'altra cosa da aggiungere, per cominciare, sul britpop. È uno dei pochi generi musicali pacificamente e totalmente derivativi o, per metterla giù in modo più lieve, nostalgici. Non prende spunto dal passato per indicare nuove strade. Anzi, prende il passato e lo accompagna verso un binario morto, un vicolo cieco, per abbandonarlo all'ultima curva. Dopo, solo macerie. Non suona esaltante, magari. E invece fu meraviglioso. Perché il britpop è stato capace di accendere il passato e renderlo presente come nessun genere musicale, prima o dopo. La classica scrittura pop inglese è tornata a battere le strade di Londra e del mondo, riempita di facce e canzoni nuove che, splendido paradosso, si è mangiata nel qui e ora, per una manciata di anni, gli illustri antenati.
Pur in accertata globalizzazione musicale, l'egemonia anglofona sul pop è innegabile; più precisamente, l'egemonia americana e inglese. Ma America e Inghilterra, ovvio, non sono la stessa cosa. Anzi, si sono invase a vicenda, musicalmente, e a turno hanno reclamato i riflettori del mondo. Hanno viaggiato il blues, il folk, il rock duro o meno, l'elettronica, il punk. Ad ogni genere britannico rispondeva uno USA, e viceversa, in un ping pong che disegna buona parte della vicenda rock così come sommariamente codificata. Ramones e Sex Pistols, Band e Fairport Convention, Iggy Pop o David Bowie: incroci, tangenze, scambi e scontri. Bene, il britpop nasce dall'ennesima reazione UK ai modi bruschi dello Zio Sam. […]

…segue per 14 pagine nel numero 198 di Blow Up, in edicola a Novembre 2014 al costo di 6 euro

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