20 ESSENTIALS: DISCO MUSIC 1974-1979
20 ESSENTIALS: DISCO MUSIC 1974-1979
di Bizarre con Stefano I. Bianchi, Piergiorgio Pardo e Christian Zingales

[nella foto: Donna Summer]

OK, SIETE pronti? Avete tirato fuori i pantaloni a zampa d’elefante, la camicia di poliestere col colletto a punta lunga, il medaglione in bella vista, le scarpe con la zeppa da 12 centimetri? Avete pettinato la zazzerona di capelli allo specchio, magari pensando a Tony Manero quando si prepara prima di uscire? Ripassato i movimenti sexy da fare durante il jerk, in modo da far colpo sulla ragazza che inviterete al momento del lento?
Bene, fate reset. Certo, sarebbe facile approcciare la disco music partendo dal ricordo che ha lasciato nell’immaginario collettivo: un’epoca di edonismo superficiale, di estetica kitsch e di divertimento cheap e privo di sostanza. Ma sarebbe come parlare di James Brown ricordando i suoi sgargianti abiti di scena e non la musica che suonava. Rovesciamo piuttosto la prospettiva. Sono gli anni ’70, un momento storicamente poco felice. C’è la crisi petrolifera, l’economia mondiale è in recessione, gli ideali utopici degli anni ’60 paiono giunti al capolinea. La sensazione di stasi, di assenza di speranza, quella che Greil Marcus ben descrive in Tracce di rossetto, è palpabile. E a questo punto, secondo la storiografia musicale che il lettore ben conosce, l’esito sarebbe scontato: esplode il punk, ovvero la cultura giovanile più iconoclasta, sovversiva e influente degli ultimi 40 anni. Ma si dimentica un pezzo. Sì, perché il fatto è che quello stesso disagio che aveva acceso la miccia del punk è alla base della nascita della disco music; e anche se le similitudini tra i due movimenti si chiudono qui, va detto che la reputazione che si è guadagnata quel genere (il più tradizionale, conformista, e mal invecchiato degli ultimi 40 anni) è esageratamente negativa. […]

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