20 Essentials - No Wave
20 Essentials - No Wave
di Massimiliano Busti [con Paolo Bertoni, Bizarre, Dionisio Capuano, Valerio Mattioli e Piergiorgio Pardo]

LA URSONATE di Kurt Schwitters in poesia, i monocromi di Yves Klein in pittura, gli Hurlements en Faveur de Sade di Guy Debord al cinema, i 4’33” minuti di silenzio di John Cage, sono solo parte della scandalosa punteggiatura che ha marcato i momenti chiave del novecento. Più che di morte delle avanguardie, si è trattato di un vero e proprio effetto tabula rasa che ha investito ogni forma d’espressione artistica, un progressivo accanirsi contro l’idea tradizionale di bellezza, un’inesorabile deriva verso la negazione.
E il rock? Travolto anch’esso, spazzato via, annientato a New York sul finire degli anni settanta grazie a quel corto circuito fra punk, avanguardie, gallerie d’arte, infimi clubs sulla Bowery, free jazz e disco halls che diede vita al fenomeno anomalo chiamato “no wave”.
Per i protagonisti di questa vicenda, la Big Apple di quegli anni doveva essere proprio lo scenario ideale in cui organizzare il loro assalto sonico: economia al collasso, criminalità ai massimi storici, droga ad ogni angolo di strada e intere parti della città ridotte a cumuli di macerie. Alcuni settori di Harlem, del Lower East Side e del South Bronx, grazie alla politica del “planned shrinkage” (termine con cui si auspicava un processo di restringimento delle città in contrapposizione alla loro abnorme espansione nel secondo dopoguerra) erano stati privati di quasi tutti i servizi essenziali come scuole, ospedali, stazioni dei pompieri e caserme di polizia, per incentivare una sorta di distruzione programmatica di interi isolati considerati “improduttivi”, perché abitati in gran parte da poveri e immigrati con un reddito troppo basso per sostenere le spese statali con le proprie tasse. In queste aree, a fronte di affitti sempre più bassi e all’impossibilità di richiedere prestiti per ristrutturare gli edifici, agli investitori e ai proprietari degli immobili non rimaneva altro che abbandonare le strutture al disfacimento, tagliare luce e gas per allontanare gli inquilini ed extrema ratio, assoldare qualche minorenne sbandato (la cosa pare non fosse molto difficile, con una tariffa che si aggirava intorno ai cinque dollari) per dar fuoco al proprio stabile al fine intascare almeno i soldi delle assicurazioni. […]

…segue per 14 pagine nel numero 186 di Blow Up, in edicola a Novembre 2013 al costo di 6 euro

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