20 ESSENTIALS: Nu Metal 1994-2001
20 ESSENTIALS: Nu Metal 1994-2001
di Federico Guglielmi con Marco Giappichini

Discendente per via diretta dell’hard rock, l’heavy metal è sempre stato aperto alle più varie contaminazioni. Dai tardi Sixties in cui rumorosissimi pionieri come Blue Cheer e Iron Butterfly cominciarono a posarne le fondamenta ai primi anni ’70 nei quali maestri come Black Sabbath, Deep Purple e Led Zeppelin ne affermarono i principi di base presso il grande pubblico, il rock duro si sviluppò – con qualche inevitabile eccezione - su schemi per lo più lineari. Le cose iniziarono a cambiare, e non poco, nella seconda metà di quel decennio, quando i Motörhead ebbero la felice intuizione di ibridarlo con il punk, ispirando così le agguerrite orde della New Wave Of British Heavy Metal; negli anni ’80, dalla fusione con l’hardcore sarebbe scaturito il thrash, mentre ulteriori incroci pericolosi avrebbero generato death, doom, power, progressive (termini sempre da associare a metal, certo) e quant’altro. La seconda metà degli ’80 vide poi emergere il “crossover”, che era il risultato (volendo semplificare al massimo) dell’incontro/scontro tra metal e rap: sulle nostre pagine, quest’ultimo è stato sviscerato approfonditamente (BU#270) in un “20 Essentials” che aveva come prima tappa il 1986 e come suggello il 1993, e non è affatto un caso che questo nuovo excursus copra un arco temporale immediatamente successivo. Il nu metal, infatti, è figlio del crossover, e tale rapporto di parentela tra i due trend è palese: prima che la definizione “nu metal” fosse coniata per poi diventare (dal 1997) di uso comune, i primi esponenti del nuovo stile venivano appunto classificati come “crossover”, o con la più generica espressione “alternative metal” (spesso abbreviato in alt-metal), con cui si voleva indicare grossomodo quel metal “alternativo” al metal così com’era inteso prima del grunge. Dovendone fissare un anno di nascita ufficiale, dunque, non possono sussistere dubbi sul 1994 dell’omonimo esordio dei Korn, e ineluttabilmente è proprio quell’album a inaugurare la nostra selezione, come al solito cronologica; per la chiusura dell’elenco è invece sembrato logico optare per quel 2001 che, a dispetto dei formidabili riscontri commerciali e della pubblicazione di alcuni lavori notevolissimi, attestò l’inaridimento della spinta evolutiva e il livellamento su un manierismo non per forza privo di motivi di interesse ma ormai prevedibile. In quella seconda metà di anni ’90 salì insomma alla ribalta una nuova generazione di artisti e appassionati che con il metal “standard” avevano poco da spartire, tanto sotto il profilo musicale, quanto per quel che concerne l’estetica, l’approccio concettuale, gli argomenti dei testi. […]
[nell'immagine: i Korn]

…segue per 20 pagine nel numero 332 di Blow Up, gennaio 2026

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