20 ESSENTIALS: Psycho-Pop UK 1967-1970
20 ESSENTIALS: Psycho-Pop UK 1967-1970
di Roberto Municchi con Stefano I. Bianchi e Piercarlo Poggio

Prendiamo a prestito le parole scovate sul sito rateyourmusic.com a proposito del pop psichedelico, definito come “un sottogenere che prende elementi di rock psichedelico, folk e pop e li unisce creando uno stile univoco che va oltre gli influssi originari, suonato con tradizionale strumentazione rock con l’aggiunta in molti casi di strumenti estranei alla cultura pop della prima metà degli anni sessanta. Ovviamente il pop psichedelico mantiene intatte sia alcune caratteristiche della psichedelia, quali il tentativo di imitare sonorità prodotte sotto l’effetto delle droghe e una certa dose di surrealismo che si manifesta attraverso i testi o l’uso di effetti di studio, che del pop, come melodie orecchiabili e armonizzazioni vocali simili ai gruppi del sunshine pop (altrimenti detto soft pop, genere in voga principalmente in USA intorno alla metà degli Sessanta che ha come esponenti principali Beach Boys e Mamas & Papas)”. Di seguito vengono citati i Beach Boys di “Pet Sounds” e i Beatles di “Revolver” come i promotori del genere, presto seguiti da Zombies (“Odessey And Oracle”), Millenium (“Begin”) e Billy Nicholls (“Would You Believe”).
La definizione è a grandi linee condivisibile, ed è proprio per questo motivo, dopo aver constatato affinità e differenze rispetto al resto della psichedelia (nel caso specifico quella britannica, oggetto dell’essential del numero scorso), che abbiamo deciso di trattarne a parte la costola pop, una pattuglia numericamente e qualitativamente consistente in cui la connotazione pop (canzoni corte, motivi orecchiabili, ritornelli accattivanti, uso costante della voce, spazio limitato per gli strumenti in libera uscita, e così via) è pari, se non predominante, alla componente psichedelica, e i cui gruppi (e dischi) selezionati esprimono uno stile talmente omogeneo tra loro che la scelta col passare del tempo ci è sembrata sempre più naturale. Rispetto ai contemporanei americani, inoltre, vi sono ben evidenziate tutte le componenti basilari e caratteristiche del pop made in uk: la tendenza all’ironia, al divertimento, a esibire il proverbiale british humour che si traduce in una sequela invitante e travolgente di marcette, filastrocche, bizzarre canzoncine dai titoli più improbabili che rompono qualsiasi barriera dell’immaginazione e vanno ad affiancare brani dall’impostazione più morbida e sognante. […]

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