20 ESSENTIALS: Pub Rock 1971-1980
20 ESSENTIALS: Pub Rock 1971-1980
di Eddy Cilža

[nell'immagine: Dr. Feelgood]

“Ciò che bisogna tenere sempre presente è il fatto che tutti noi di quel giro non avremmo potuto essere più lontani da quanto era popolare. Non eravamo nemmeno underground, stavamo due piani più sotto”: così Martin Belmont, chitarrista dei Ducks Deluxe prima di diventare uno dei Rumour, ricordava i tempi eroici del pub rock conversando con Will Birch di “Mojo”. Vent’anni erano trascorsi dal breve momento in cui inaspettatamente (pochi ci avrebbero scommesso un penny) ma non all’improvviso (si mieteva quanto si era iniziato a seminare mezzo decennio prima, periodo lunghissimo misurato sull’età che aveva il rock e la rapidità del suo evolversi) una scena sempre rimasta ultrasotterranea si vedeva puntare addosso i riflettori della stampa, e non solo di quella specializzata. D’altronde: metti che in cinque anni tu abbia suonato dal vivo quel migliaio di volte, sebbene quasi sempre in posti che potevano ospitare al più due-trecento spettatori, ma a volte sì e no cinquanta; immagina che una quota rilevante di quella gente colga al volo, nella sua prima settimana nei negozi, la possibilità di portarsi a casa testimonianza di una di quelle serate in forma di vinile a 33 giri e dodici pollici di diametro. E non rientra allora nell’ordine naturale delle cose che quell’album, in un mercato pur importante come quello britannico e però di dimensioni contendibili dal basso rispetto a quello USA, si ritrovi catapultato al primo posto della classifica dei più venduti? Era quanto accadeva a “Stupidity”. Peccato che diversi dei gruppi che avevano calcato le stesse minuscole ribalte dei Dr.Feelgood si fossero già sciolti (sarebbero risultati in ogni caso superati dall’incattivirsi di un sound che, guadagnando in potenza di impatto, aveva perso in molteplicità di tratti). Peccato (o per fortuna: dipende dalla prospettiva da cui si osserva) che nell’esatto istante in cui altri, una nuova leva, sarebbero potuti passare all’incasso ci si accorgeva che il metaforico raccolto di cui sopra risultava infestato da una gramigna chiamata punk. […]

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