ABC
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di Christian Zingales

Da angeli neri dell’onda sintetica a glamourosi neoromantici in lamé. Prima di diventare coloratissimi cartoon, e surfare cieli house. La mutazione dei sheffieldiani Vice Versa in ABC fu drastica e consequenziale allo stesso tempo, la trovate raccontata nel n. 202 di Blow Up nell’articolo-intervista di Paolo Bertoni con Mark White e Stephen Singleton, che spiegano come quell’inaspettato passaggio dal crudo suono elettronico della prima formazione al pop patinato e groovey della seconda fu dovuto a una serie di fattori piuttosto lineari, erano da sempre appassionati di Bowie e Bolan e la ricerca di un pubblico più mainstream non la consideravano sacrilega, inoltre erano stati folgorati ad un concerto degli Chic, ma soprattutto a livello pratico era entrato Martin Fry (curava la fanzine Modern Drugs e aveva conosciuto i nostri intervistandoli) in formazione a sostituire Dave Sydenham alle tastiere. Fino ad allora Mark era alla voce e Stephen al basso, e quando hanno sentito come cantava Martin non ci sono state più esitazioni. “Cambiamento uguale stabilità” la massima che da lì li accompagnerà nel tempo, ed ecco che dall’80, anno in cui esce l’ultimo segnale viceversiano nelle fattezze del singolo Stilyagi, all’81, quando appare il primo singolo degli ABC, Tears Are Not Enough, è il flash fulmineo di un remaking-remodelling shock, ora i nostri centrati su un suono pop sintetico levigato e dancey e un look sul retrò post-modernista dal taglio new romantic. White passa alle tastiere e chitarra, Singleton al sax, e Fry diventa questo crooner biondo con ciuffo di ordinanza e completo laminato in oro. A completare la line-up Marc Lickley al basso e Dave Robinson alla batteria, che lascia subito dopo Tears Are Not Enough, rimpiazzato da David Palmer. […]

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