Afterhours
Afterhours
di Bizarre

Sono passati quattro anni da “Padania”, quattro anni complicati in cui gli Afterhours hanno dovuto affrontare momenti difficili e soprattutto una riconfigurazione importante della formazione. L’abbandono dello storico batterista Giorgio Prette prima, e di Giorgio Ciccarelli subito dopo, è stata una perdita non semplice da colmare; tuttavia l’ingresso dei sostituti, Fabio Rondanini alla batteria e Stefano Pilia alle chitarre, sembra aver contribuito a un ulteriore salto di qualità, a uno scatto in avanti che si traduce ora in un nuovo disco. Sarebbe stato anche comprensibile, in un caso simile, che il gruppo andasse sul sicuro, ripartendo con un album solido, uno di quelli che tranquillizzano i fans e confortano la critica, magari di rock’n’roll tradizionale che non si sbaglia mai.
Ma se conoscete un minimo gli Afterhours, sapete che non sarebbe mai potuta andare così. “Folfiri o folfox”, questo l’enigmatico titolo del disco, non è un ascolto facile, come spieghiamo in sede di recensione, anzi senza dubbio si può ritenere l’album più ostico, urticante e disturbante mai pubblicato dal gruppo. Un album oltre tutto di difficile decifrazione: per alcuni giorni lo abbiamo ascoltato senza disporre di informazioni di alcun tipo da label e promozione, e dunque senza capire esattamente di cosa parlasse. Google ci è venuta in aiuto, dicendoci che folfiri e folfox sono due metodi alternativi per la cura del cancro all’intestino: un dettaglio piuttosto macabro e non particolarmente illuminante. Finalmente dopo qualche giorno è arrivata l’agognata cartella stampa, sotto forma di lettera aperta di Manuel Agnelli, che spiegava le motivazioni che stavano dietro al disco: la morte del padre (dopo lunga e sofferta malattia, come la retorica ci fa dire in questi casi: insomma, aveva un tumore), l’enorme impatto emotivo che l’evento gli ha causato, una serie di concomitanze altrettanto sfortunate per gli altri membri della band. Il disco è stato la sublimazione di questo dolore; tutto il suo rumore, le distorsioni, le lacerazioni sonore al suo interno, non sono altro che la traduzione di quell’immenso dolore in musica e testi.
A questo punto, molti dubbi si sono chiariti, e il significato essenziale del disco si è rivelato. Ma siccome si è trattato di un aiuto decisivo… […]

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