Allegoria vuota
Allegoria vuota
di Fabio Donalisio

[nell'immagine: Qui, di Richard McGuire]

Il linguaggio soffre, non v'è dubbio, in questi infausti anni. Superfetazione, glossolalia (quando non pura e semplice – letteralmente fecale – coprolalia), accumulo indiscriminato hanno creato le condizioni per rendere sempre più ardua l'individuazione di un significato qualsiasi; fenomeno che, elevato a sistema, con i tic verbali che ne sono una delle caratteristiche precipue, viene spesso – e velleitariamente – nominato come post-verità, alludendo allo sbiadire (quando non scomparire) del confine tra falso e vero, categorie che della possibilità della parola di significare fanno fondamenta e pilastro. In termini empirici, tale blurring del terreno di gioco semantico (nonché etico) trova la sua realizzazione nell'oggetto della fake news (anglico more, anch'essa dilagante compulsione), un pezzo (una stringa? Un item?) di linguaggio che, borgesianamente, è capace – complice l'infinita e istantanea possibilità di replicazione/modulazione – di deformare la realtà e di crearne nuove varianti capaci di coagulare consenso, agire il reale fino a ri-deformarne lo statuto.
Ecco dunque la possibilità (la necessità?) dell'esperimento (del gioco) teso a verificare come, nella tecnica della falsificazione consapevole (entrambi termini da problematizzare immediatamente e senza compromessi) vengano in realtà riciclate non solo le ovvie basi della retorica (a partire dalla chirurgia del verosimile), ma soprattuto tutte quelle tecniche che, nel secolo breve come nel primo scorcio di millennio, erano parse proprie delle frange più sovversive (o almeno sedicenti tali) dell'arte, della letteratura e della comunicazione; in ispecie in anni che ci è stato insegnato a percepire, invidiare e rimpiangere come “ruggenti”, e che erano in fondo solo diversamente disperati, ugualmente improvvidi, sconsolatamente miopi nel costruire i prodromi della distruzione (collapsing new buildings, o no?). A forza di sovversione, di demolizione della regola, si è finalmente arrivati al chimerico liberi tutti, ovvero la più deliziosa forma di oppressione. Non sia mai, en passant, che riesca utile in negativo uno stupefacente effetto collaterale: quello definire, per sottrazione, il minimo mistero della letteratura.
L'analisi è data in forma di proposizioni numerate. In un ultimo, fallimentare, omaggio alla logica. […]

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