Australia Underground 2016
Australia Underground 2016
di Federico Savini

I nuovi dischi di Matthew P.Hopkins, Sarah Mary Chadwick e Francis Plagne probabilmente non compariranno in nessuna playlist di fine anno. Non finiranno sotto i riflettori perché sono espressioni fondamentalmente locali, ma intriganti proprio per il fatto di essere gli ultimi esiti di un complesso universo di suoni ostili e graduali mutazioni che hanno reso l'underground australiano degli ultimi 10 anni un corpo estraneo rispetto alle tendenze anglosassoni dominanti. E anche se gli strumenti che si ascoltano in prevalenza su questi nuovi album sono pianoforti e sintetizzatori - quelli che nell'ideologia rock/punk rappresentano grossolanamente la "conservazione" - c'è da dire che questi dischi trasmettono un senso di alienazione che francamente inquieta e mette pure un po' d'ansia. La musica di Hopkins è sempre più "vuota" e carica di paranoie notturne e sottopelle; la Chadwick ha dismesso le chitarrone abrasive dei suoi dischi migliori per accompagnare le sue nenie con delle tastierine storpie che sono un inno all'autismo musicale più masochista; Plagne ha sostituito le forchette e i bulloni con pianoforte e batteria ma la sua scrittura - sempre e comunque ascrivibile ai ranghi della "canzone" tout court - si fa via via più personale, con anche meno baricentro del solito. Dietro di loro si agita scompostamente una scena che vive ancora di primitivismi elettrici animaleschi, ulcere synth-punk e concettosi radicalismi lo-fi post-industriali.
Qualcosa che ricorda molto da vicino i correntoni free-noise e free-folk che dominarono l'underground internazionale tra la fine degli anni '90 e buona parte degli anni '00, una musica selvaggia che non teneva in grande conto i limiti di supporti divenuti improvvisamente obsoleti e un mercato musicale ancora sotto shock dopo l'avvento dell'mp3; una stagione anarchica, che ripescò provocatoriamente manufatti fuori tempo massimo come cd-r e cassette, producendo musiche massimaliste ma molto vitali, suoni che riflettevano gli entusiasmi della condivisione delle informazioni e dei culti esoterici propria del web 1.0. E la musica underground australiana, per come ha continuato a proliferare di nascosto nell'ultimo decennio, è figlia legittima - forse la più legittima - di quell'epoca. […]

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