Billy Bragg
Billy Bragg
Eddy Cilža

TENDER COMRADE
Trent’anni con BILLY BRAGG

“Cosa farai quando la guerra sarà finita, mio tenero compagno / quando riporremo le tute mimetiche / e ce ne andremo ciascuno per la sua strada / cosa dirai di ciò che ci univa, mio tenero compagno.” (Tender Comrade)


C’È UN NUOVO ALBUM di Billy Bragg in circolazione, o meglio ci sarà, dal 18 marzo, quando giungerà come si soleva dire una volta nei migliori negozi “Tooth & Nail”. Per il Bardo di Barking, che resta un’allitterazione da cui non ci si può esimere e definizione calzante tenendo a mente una voce tanto espressiva quanto non proprio operatica, fuori da qualsiasi canone di bellezza classicamente intesa, è il quattordicesimo in tre esatti decenni considerando tutto tranne le antologie. Mettendo in conto dunque diversi mini e pure la collaborazione, una e trina, con gli Wilco. Catalogo non particolarmente folto, allora, e per la parte in ogni senso più significativa concentrato nei primi anni di attività solistica del Nostro, compreso fra il 1983 di un tascabile “Life’s A Riot With Spy Vs. Spy” e il ’91 di un prolisso al confronto “Don’t Try This At Home”. Fra il punk-folk di quello e l’agit-pop di questo quasi tutto il Billy Bragg indispensabile, non faticherà ad ammettere anche il cultore più ultrà, fuor da una resurrezione di Woody Guthrie che gli appartiene più ideologicamente che non musicalmente. E se persino l’autore si interroga sul senso del proporsi con un album nuovo (cinque o sei anni ormai lo iato consueto fra l’uno e l’altro) al tempo dell’X factor un certo cinismo preventivo potrebbe essere giustificato. Ma poi ascolti un pezzo come Handyman Blues e improvvisamente sei di nuovo consapevole che sì, “quando il mondo va in pezzi ci sono cose che restano al loro posto”. Tipo quella voce che abbaia poesia (quando l’ultimo San Valentino felice sarà un ricordo sbiadito sogneremo ancora di grandi balzi in avanti). Tipo i dischi che ti hanno cambiato la vita.

“Lavoravo, se si può chiamare lavorare trasmettere in tarda serata la musica che nessun altro trasmetteva, si trattasse dei Clash o di un po’ di blues, in una radio di Leeds. Mi pagavano così poco che non potevo nemmeno permettermi di andare al pub a mangiare qualcosa e allora occupavo il tempo prima del programma frugando nello scatolone dove finivano i promo destinati a essere rivenduti. Fondamentalmente, qualunque cosa non ricordasse Elton John o Lionel Richie veniva buttata lì e fu così che una sera ci trovai ‘Life’s A Riot’ e me lo portai a casa. Lo so che suona come un cliché, ma la mia vita cambiò per sempre quella notte, quando la puntina cadde sul primo solco di A New England. Tutto, assolutamente tutto quanto mi è successo da allora è figlio di quel momento.” (Andy Kershaw, dj di Radio One e del BBC World Service; per il resto del 1983 e parte dell’84 autista, tour manager, tecnico al seguito di Billy Bragg)

“Se ti senti sola, ti chiamerò/…/e se starai cadendo saranno le mie mani a sorreggerti/e quando sarai amareggiata, capirò/…/sono il lattaio della gentilezza umana, lascerò una bottiglia in più.” (The Milkman Of Human Kindness) […]


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