Black Flag
Black Flag
di Federico Guglielmi

“UN GIORNO mi sono abbassato la cerniera dei pantaloni e ho pisciato sulle gambe del discografico con cui Greg stava parlando”. Così Keith Morris, primo cantante dei Black Flag e loro cofondatore assieme al chitarrista Greg Ginn. Un episodio che in sé non significa nulla e che si suppone figlio delle troppe birre più che della volontà di compiere un gesto per così dire politico, ma comunque esplicativo di un’indole fuori dalle righe, iconoclasta, sfacciata. Punk, insomma, come non è strano che sia per una band costituitasi allo stato embrionale nel 1976 e divenuta “seria” con un concerto nel dicembre 1977. Il debutto sul palco con la nuova ragione sociale, più incisiva dell’originaria Panic, sarebbe invece avvenuto tredici mesi dopo, quando nei negozi di Los Angeles e dintorni si poteva acquistare da un po’ il 7”EP Nervous Breakdown, autoprodotto con il poi glorioso marchio SST. Bandiera Nera come simbolo di anarchia e di resistenza in antitesi a quella bianca, sventolata per la resa, ma anche come l’insetticida più vecchio e popolare negli Stati Uniti e il vessillo dei pirati, che talvolta non erano volgari predoni bensì nemici di regimi oppressivi. Black, infine, come Black Sabbath, fra gli eroi del chitarrista - classe 1954 - che dopo avere a lungo osteggiato il rock, preferendogli jazz e blues, ne aveva alla fine sposato la causa. Il nome era stato coniato da Raymond Ginn, fratello più giovane di Greg e altro creativo: adottato il cognome fittizio Pettibon, avrebbe avuto fortuna nel campo delle arti figurative, imponendo il suo tratto fumettistico spigoloso e “disturbante”. Nel suo portfolio, ricchissimo ed eclettico, le copertine di più di venti dischi, fra i quali una decina dei Black Flag, “Goo” dei Sonic Youth e “One By One” dei Foo Fighters; inoltre, moltissime locandine (si ricordano quelle “in omaggio” a Charles Manson, della cui figura l’intero ensemble subiva il fascino) e l’inconfondibile logo con le quattro barre celebrato addirittura in un libro uscito l’anno scorso negli States, Barred For Life - How Black Flag’s iconic logo became punk rock’s secret handshake. Si perdoni la digressione privata, ma che il mio tatuaggio mi abbia fatto dedicare mezza pagina è motivo di grande orgoglio. […]

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