Bob Dylan: The Cutting Edge
Bob Dylan: The Cutting Edge
di Riccardo Bertoncelli

[Bob Dylan 1965, foto di Daniel Kramer]

Se potessi avere una macchina del tempo, una di quelle di cui parla Stephen Hawking per risalire la storia come un’autostrada dei desideri...
Ho già scritto queste parole e già espresso il desiderio, a proposito di Jimi Hendrix e della sua ultima estate da sconosciuto, al Village, 1966. Ma se la macchina avesse una carica lunga, avrei altro da chiedere: per andare dai Beatles a Liverpool, per esempio, un giorno del 1962, ad aspettare Brian Epstein di ritorno da Londra con grandi notizie, o per raggiungere Zappa in studio la notte di The Return Of The Son Of Monster Magnet, mescolato alla folla di freaks in processione dal Sunset Boulevard ai TTG. Forse la Tesla un giorno costruirà davvero macchine del genere, ma nell’attesa credo di aver trovato qualcosa di abbastanza simile. Ha la forma di un parallelepipedo pieno di dischi e libretti, un tozzo satellite sonoro capace di arrivare vicino vicino a un altro soggetto forte dei miei desideri, il Dylan del ‘65-’66. Bringing It All Back Home, Highway 61 Revisited, Blonde On Blonde, di quello si parla, del trittico più meraviglioso e tagliente mai concepito in ambito rock – dopo quelle incisioni (in tutti i sensi, anche di una lama che squarcia la tela), niente sarebbe stato più uguale a prima.
La scatola satellite si chiama The Cutting Edge, ha una tiratura limitata di 5000 copie e contiene oltre a varie amenità (anche dieci fotogrammi di una copia 16 millimetri di Don’t Look Back) tutte ma proprio tutte le registrazioni di Dylan in studio in quell’anno e mezzo leggendario: editi, inediti, inserti e alternate takes, false partenze e prove, dialoghi all’interfonico. Con un minimo di fantasia e tutta la passione di cinquant’anni di ascolti è come essere lì, allo studio A della Columbia a New York e a Nashville, Columbia Studio B, assieme alla Sibilla in polluzione oracolare, ai musicisti che cambiano continuamente, ai produttori Tom Wilson e poi Bob Johnson, al tecnico Roy Halee e naturalmente al manager Albert Grossman, un Mangiafuoco che non ha la minima idea di cosa stia facendo il suo Jokerman ma per non sbagliare lo marca strettissimo. […]

…segue per 8 pagine nel numero 212 di Blow Up, in edicola a Gennaio 2016 al costo di 6 euro

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