Cinema e Potere
Cinema e Potere
di Roberto Curti

[nell’immagine: Belluscone]

SERAFICO, comodamente assiso sul suo scranno come un sovrano sul trono, una sulfurea foschia di ghiaccio secco alle spalle a rimarcarne l’essenza mefistofelica, alla domanda decisiva di Franco Maresco – “Come finirà la storia personale e politica di Silvio Berlusconi, e come finirà l’Italia?” – Marcello Dell’Utri cita a braccio Montale: “Un imprevisto è la sola nostra speranza.”
Tra le tante cose, Belluscone – Una storia siciliana di Franco Maresco – che poi in realtà è, per sua e nostra fortuna, molto molto altro, a differenza di buona parte dei film e documentari dedicati a Berlusconi e al berlusconismo, ossia quella narrazione che ci ha accompagnato e tuttora, volenti o nolenti, accompagna il lento suicidio del nostro povero paese – fissa in una sintesi abbagliante il volto nascosto, sottotraccia, del potere italiano dell’ultimo quarto di secolo. E ce ne restituisce un’immagine (ir)ridente e dissacratoria, affrontata com’è secondo i dettami dell’opera di Maresco dai tempi di Cinico TV: l’inquadratura fissa, la voce stentorea fuori campo, lo scambio di cortesie finale (“Grazie!” “Prego!”). […]


Intervista a Franco Maresco
di Alberto Momo

Il soggetto del film è Berlusconi, o invece Belluscone è già qualcos'altro?
Ecco, appunto, il soggetto del film si è spostato. Dopo una partenza, che è durata alcuni mesi, per cui il soggetto era Berlusconi, successivamente il soggetto è diventato Belluscone. E questo spostamento, anche letterale, che se fossimo in musica diremmo spostamento d'accento, naturalmente sposta il senso. Come quando tu togli un sassolino o un legnetto, e viene giù la valanga, viene giù la montagna. Quindi il senso è completamente saltato, rispetto a Berlusconi. E il soggetto è Belluscone, con le due elle alla palermitana. Berlusconi, o Belluscone, è come una canzone, uno standard. Se usiamo il linguaggio del jazz, il film è un'improvvisazione su questa canzone ormai trita e ritrita. Molti jazzisti peraltro avevano la capacità poi, se ci riuscivano, se erano bravi, di tirare fuori anche dalla melodia più melensa, più scema, delle cose strepitose. […]

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