Clinic
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Stefano I. Bianchi

Tra le band più solide e storiche del Regno Unito, i CLINIC pubblicano una nuova versione del loro ultimo album, “Free Reign”, interamente remixato da Daniel Lopatin: si chiama “Free Reign II”, ed è subito gloria.


I CLINIC SONO forse la miglior band inglese degli ultimi quindici anni, punto. Sette album, due raccolte e innumerevoli singoli ed EP all’attivo, una line-up mai mutata e pochi punti fermi d’ispirazione (la psichedelia, la new wave, l’elettronica) che, costantemente esplorati nelle più diverse sfaccettature, hanno permesso loro un esemplare processo di ‘cambiamento nella continuità’. Agli inizi si presentavano in pubblico con maschere cliniche “in omaggio ai Crime e ai Residents”, e anche questa è una caratteristica mantenuta: a tutt’oggi non si sono ancora viste immagini che li riproducano con le loro vere facce. Lo scorso novembre hanno pubblicato il settimo album, “Free Reign” (BU#174), che li ha riproposti in splendida forma; poi, poche settimane fa, sono usciti con la rivisitazione completa del disco fatta da Daniel Lopatin aka Oneohtrix Point Never, che aveva già remixato due tracce dell’originale e ora, in “Free Reign II” (LP/DL Domino, 10t-44:45), le rivede tutte a modo suo portandole al massimo livello di efficacia.
Rispetto a quelle del passato, le canzoni di “Free Reign” esaltavano gli elementi psycho-elettronici pagando come sempre debito al kraut rock e alla new wave (Suicide) come ai maestri (Silver Apples, 13th Floor Elevator) e ai revisori (Spacemen 3) della psichedelia garage. Visto che Lopatin “si era innamorato di noi all’epoca di “Walking With Thee” e noi apprezzavamo la sua elettronica abrasiva”, ha dichiarato il cantante Ade Blackburn, “l’abbiamo chiamato perché volevamo mantenere il nostro suono ruvido ma senza appoggiarci più completamente sulle chitarre e volevamo suonare ripetitivi senza risultare noiosi. Daniel ha la capacità di esaltare i dettagli facendoli diventare gli elementi-base delle canzoni: perfetto”. E lui gli fa eco: “Quello che è ho fatto è solo dare ai pezzi una ‘60s-’70s stereo dub feel sotto l’influenza di Amon Düül II e Les Rallizes Dénudés”. […]


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