Colleen
Colleen
di Paolo Bertoni

[nell'immagine: Colleen, foto di Luis Torroja]

TRA I DUE SECOLI, ancora possibile dedicarsi al culto di piccole label dalla netta specificità sonora, meglio se confinate ad esigue cerchie di seguaci. Come la parigina Active Suspension. Attiva dalla fine dei ’90, ha inanellato una serie di pregevoli piccoli e medi formati, tra nomi già apparsi altrove e scoperte assolute, tra i connazionali Osaka, Mils, O.Lamm, gel:, Encre, Melodium, Domotic, che hanno già reso sommessamente magnifico il catalogo della label quando esce il 7” di debutto di Colleen, nom de plume di Cécile Schott.
È il 2002, la deliziosa Babies è accompagnata dall’incatenante Roulette e dagli oltre sei minuti di aggrovigliati loop di Good Morning Sunshine: ‘Ho scoperto Active Suspension attraverso un programma radiofonico chiamato Helter Skelter che andava in onda sulla stazione radio Aligre FM. Un giorno trasmisero uno speciale sull’etichetta, ero appena agli inizi e pensavo che valesse la pena provare ad inviargli qualcosa. Hanno pubblicato il singolo, ma poi hanno rifiutato quello che sarebbe diventato il mio primo album. Mi sono guardata intorno identificando le alternative che pensavo fossero più interessanti e che avevano un indirizzo a cui inviare un demo. Tony Morley di Leaf si è mostrato subito interessato, ho firmato per tre album ed è stato l’inizio di una carriera che fino a quel punto non avevo nemmeno sognato’. Riascolto incredulo le parole di Cécile, assolvo la Active Suspension, dissoltasi poco dopo la metà degli anni ’00, solo perché di album sino a quel 2002 ne ha pubblicati appena un paio. Morley è ben lieto di accogliere “Everyone Alive Wants Answers” (’03), sublime atto di artigianato assemblativo edificato solo su campionamenti, con quel titolo che sembra decretare come universale il forse non così scontato desiderio di sciogliere onerosi quesiti… […]

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