Core de Roma: il folk rock capitolino
Core de Roma: il folk rock capitolino
di Federico Guglielmi

[nella foto: il Muro del Canto]

C’È UNA ROMA che da qualche anno sta alzando la testa e non, come logica coatta impone, la cresta. Una Roma fiera ma non spaccona che utilizza il roman(esc)o per raccontarsi cantando. Una Roma che si riallaccia alle sue tradizioni ma si concentra sul presente, guardando con speranza al domani nonostante le nubi annuncino sempre tempesta. Una Roma che ha adottato un linguaggio genericamente definibile come folk-rock e che ha per portavoce artisti anche molto diversi fra loro, ciascuno dedito ad approfondire gli aspetti con i quali è più in sintonia. Una Roma ancora autentica che non può scrollarsi completamente di dosso certi luoghi comuni ma che non li enfatizza né tantomeno spettacolarizza: e se proprio si devono suggerire riferimenti ideali, che siano Pier Paolo Pasolini e Gabriella Ferri, non le pur simpatiche macchiette di Carlo Verdone o l’immaginario dissoluto - più consono a certo hip hop de noartri - di “Romanzo criminale”. Non è una Roma “da cartolina” ma non è neppure la Roma sfaticata, volgare e all’occorrenza mascalzona dipinta dagli immancabili detrattori: è la Roma che puoi facilmente odiare ma della quale ogni giorno finisci di nuovo per innamorarti.
L’inizio della storia? Tutti o quasi lo fisserebbero alla primavera del 2005 con l’uscita dell’omonimo esordio degli Ardecore, progetto che ai tempi si ritenne una tantum allestito del chitarrista/cantante Giampaolo Felici - trascorsi fra blues e gospel dietro la sigla Blind Loving Power - con Geoff Farina dei Karate, gli Zu al gran completo e una manciata di talentuosi fiancheggiatori. L’obiettivo, fissato tre anni prima durante il tour europeo dei tre, era rivitalizzare le radici degli stornelli e delle “murder ballads” (sì, esatto) romane, non stravolgendone lo spirito ma legandole a trame strumentali elettroacustiche aggiornate e raffinate. […]

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