Cosmic Country
Cosmic Country
di Ruben Gavilli

[nell'immagine: Ripley Johnson / Rose City Band]

“Cosmic country” è una definizione utile per qualificare la tendenza, nata nella seconda metà dei Sixties ma allungatasi, nel suo periodo d’oro, fin oltre la metà del decennio successivo, ad abbracciare la psichedelia da parte di artisti che per nascita, collocazione e predisposizione sarebbero (stati) più propriamente inquadrabili nella culla delle sempiterne roots country e folk. L’incontro tra tradizione e controcultura fece la magia e molti artisti del periodo si lasciarono influenzare, non solo musicalmente ma anche socio-politicamente, dalle nuove tendenze culturali che bollivano nel calderone pur senza abbracciare le forme musicali più estreme che irretivano tanti altri. Il nome che aleggia maggiormente su questa tradizione è quello di Gram Parsons, il “cosmic cowboy” maledetto che in una manciata di anni passò dalla International Submarine Band ai Byrds (“Sweetheart Of The Rodeo”), dai Flying Burrito Brothers con Chris Hillman alla brevissima carriera solista di “G.P.” e del postumo “Grievous Angel”, rispettivamente 1973 e 1974, essendosene andato nel 1973 per la solita, tragica overdose. Nel frattempo sia l’universo country che quello folk avevano assaggiato le loro dosi di psichedelia: da Bob Dylan ai Grateful Dead, dalla Allman Brothers Band a Neil Young, da Country Joe a quant’altri, la gran parte di coloro i quali praticavano sonorità tradizionaliste si erano abbandonati a pratiche non esattamente ortodosse per la loro, appunto, tradizione. Da allora il cosmic country ha sonnacchiato per poi risvegliarsi all’alba degli anni ’10 del nuovo secolo, quando nel revival psichedelico statunitense si è tornati a guardare all’americana in senso generale e generico, prima con timidi accenni e poi come tendenza sempre più forte e radicata. A differenza del “cosmic country” degli anni ’60/’70, quello di oggi è ispirato da un ventaglio di generi più ampio che non è solo psichedelia ma anche jazz, soul, r’n’b e in alcuni casi perfino bossa nova o shoegaze; in molti altri sconfina con lo yacht-rock e altra paccottiglia pop, talvolta con l’hard-rock. […]

…segue per 8 pagine nel numero 333 di Blow Up, febbrao 2026

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