David Grubbs
David Grubbs
di Nazim Comunale
A gennaio David Grubbs è tornato in Italia in tour. Musicista, insegnante, pensatore dentro e attorno al suono, la sua carriera si è sempre mossa all’insegna di una sorta di irrequietezza composta, o calma vigile, tipica di chi ha abitato per tre decenni le musiche altre, spostandone silenziosamente gli assi. “A Whistle from Above”, il suo ultimo lavoro, il primo attribuito a lui in solo da nove anni a questa parte, sembra confermare questa postura obliqua: un disco che suona come un segnale proveniente da un altrove. Dalle prime frizioni punk degli Squirrel Bait alle nevrosi post hardcore dei Bastro, dai laboratori elettroacustici dei Gastr del Sol alle esplorazioni solitarie sino alle molteplici collaborazioni, Grubbs ha attraversato epoche e geografie senza mai perdere la capacità di reinventare la forma-canzone dall’interno, come un artigiano che lima la stessa superficie fino a farne emergere punti di fuga inattesi. Incontrarlo oggi significa misurare la distanza tra ciò che resiste e ciò che muta: una conversazione che non chiude cerchi, ma li rende porosi.
La tua carriera è costellata di metamorfosi: dagli Squirrel Bait ai Bastro, fino all’ipnosi elettrica dei Gastr del Sol. Qual è il filo invisibile che tiene insieme identità così diverse, e quale di queste preferiresti lasciarti alle spalle come una pelle morta?
Non sono sicuro che esista davvero un filo invisibile! Io la concepisco più come una serie di decisioni che avrebbero potuto prendere pieghe completamente differenti: se non avessi incontrato John McEntire, se la mia strada non si fosse incrociata con quella di Jim O’Rourke, se non avessi iniziato a registrare per Drag City, e così via. Forse il filo è determinato proprio da quelle decisioni — un percorso fatto per induzione — più che da qualcosa che assomigli a un progetto complessivo. Quale identità vorrei scrollarmi di dosso definitivamente? Mi è difficile immaginare di tornare a suonare qualcosa nello stile degli Squirrel Bait o dei Bastro — musica dell’adolescenza — ma sono felice di essere ancora legato alla storia di quei gruppi e non ho alcun desiderio di eliminarla. […]
…segue per 4 pagine nel numero 333 di Blow Up, febbrao 2026
• Se non lo trovate in edicola potete ordinarlo direttamente dal nostro sito (BU#333) al costo di 12 euro (spese postali incluse) e vi verrà spedito immediatamente come ‘piego di libri’ (chi desidera una spedizione rapida ci contatti via email).
• Il modo migliore, più rapido, sicuro ed economico per avere Blow Up è l’abbonamento: non perderete neanche uno dei numeri pubblicati perché in caso di eccessivo ritardo o smarrimento postale vi faremo una seconda spedizione e riceverete a casa i quattro libri della collana trimestrale Director’s Cut il mese stesso della loro uscita per un risparmio complessivo di 60 euro!
Ogni mese Blow Up propone monografie, interviste, articoli, indagini e riflessioni su dischi, libri, film, musicisti, autori letterari e cinematografici scritti dalle migliori penne della critica italiana.
A gennaio David Grubbs è tornato in Italia in tour. Musicista, insegnante, pensatore dentro e attorno al suono, la sua carriera si è sempre mossa all’insegna di una sorta di irrequietezza composta, o calma vigile, tipica di chi ha abitato per tre decenni le musiche altre, spostandone silenziosamente gli assi. “A Whistle from Above”, il suo ultimo lavoro, il primo attribuito a lui in solo da nove anni a questa parte, sembra confermare questa postura obliqua: un disco che suona come un segnale proveniente da un altrove. Dalle prime frizioni punk degli Squirrel Bait alle nevrosi post hardcore dei Bastro, dai laboratori elettroacustici dei Gastr del Sol alle esplorazioni solitarie sino alle molteplici collaborazioni, Grubbs ha attraversato epoche e geografie senza mai perdere la capacità di reinventare la forma-canzone dall’interno, come un artigiano che lima la stessa superficie fino a farne emergere punti di fuga inattesi. Incontrarlo oggi significa misurare la distanza tra ciò che resiste e ciò che muta: una conversazione che non chiude cerchi, ma li rende porosi.La tua carriera è costellata di metamorfosi: dagli Squirrel Bait ai Bastro, fino all’ipnosi elettrica dei Gastr del Sol. Qual è il filo invisibile che tiene insieme identità così diverse, e quale di queste preferiresti lasciarti alle spalle come una pelle morta?
Non sono sicuro che esista davvero un filo invisibile! Io la concepisco più come una serie di decisioni che avrebbero potuto prendere pieghe completamente differenti: se non avessi incontrato John McEntire, se la mia strada non si fosse incrociata con quella di Jim O’Rourke, se non avessi iniziato a registrare per Drag City, e così via. Forse il filo è determinato proprio da quelle decisioni — un percorso fatto per induzione — più che da qualcosa che assomigli a un progetto complessivo. Quale identità vorrei scrollarmi di dosso definitivamente? Mi è difficile immaginare di tornare a suonare qualcosa nello stile degli Squirrel Bait o dei Bastro — musica dell’adolescenza — ma sono felice di essere ancora legato alla storia di quei gruppi e non ho alcun desiderio di eliminarla. […]
…segue per 4 pagine nel numero 333 di Blow Up, febbrao 2026
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TUTTLE Edizioni - P.iva 01637420512 - iscrizione rea n. 127533 del 14 Gennaio 2000







