Demdike Stare
Demdike Stare
Valerio Mattioli

All’indomani dell’uscita di “Elemental”, una chiacchierata su nuovo album, vecchie collezioni di dischi, folklore inglese e horror italiano

[…] IL NOME (“lo sguardo fisso di Demdike”) lo prendono da una strega del diciassettesimo secolo. La loro musica è stata ascritta tanto ai mille rivoli del dopo-dubstep quanto a quel neo-horror che sta facendo mulinare le acque dell’underground sia inglese che americano (e pure nostrano). E poi c’è Morricone, la musica per sonorizzazioni italiana, lo spaghetti-sound primi 70. Ma anche il kozmigroov, i folklori del mondo, la ambient più nera, la techno sia minimal che dark.
Demdike Stare è un trionfo di ibridi, di sample piovuti da galassie parallele, di enciclopedismo meticcio. Eppure il loro è un suono tremendamente… inglese, che quelle influenze le spappola e le stiracchia come a voler comporre un imaginary soundscape tutt’altro che generico e anzi profondamente legato ai luoghi. E allora più che Manchester – la città di provenienza – nei Demdike Stare ci sono le brughiere del Lancashire, la Cumbria dei “poeti del Lago”, un Northern England preindustriale ancora infettato da sentimenti pagani, macabri, e be’, stregoneschi. È un immaginario che, non senza qualche ironia – vedi intervista – informa in maniera per nulla occulta uno dei loro progetti più recenti, la Pre-Cert Home Entertainment gestita assieme al sodale Andy Votel, un po’ etichetta discografia un po’ concept-project dalle tinte fosche. Ma sopra ogni cosa c’è l’ultimo “Elemental”, album che come i precedenti “Symbiosis” e “Tryptych” (tutti su Modern Love) prende spunto da una serie di 12” sciolti, per ricomporli all’interno di una cornice mai così a fuoco, mai così… terrificante. “Chiamatelo pure capolavoro”, chiosava Stefano Isidoro Bianchi in sede di recensione (vedi BU#168), e in effetti il disco è il punto esclamativo di un percorso che pure si è svolto tutto a livelli altissimi, tanto che Blow Up ai Demdike Stare già dedicò la copertina a gennaio dello scorso anno. […]

…segue per 4 pagine nel numero speciale 170/171 di Blow Up (196 pagine), in edicola nei mesi di luglio e agosto 2012 al costo di 8 euro.

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