DEXYS MIDNIGHT RUNNERS
DEXYS MIDNIGHT RUNNERS
Marco Sideri

A 27 anni dall'ultimo album sono tornati i DEXYS MIDNIGHT RUNNERS, solo che ora si chiamano solo Dexys. Un disco nuovo, il quarto, ma sempre il solito padre/padrone, Mr Kevin Rowland. È passato un sacco di tempo. Ma non è cambiato nulla.

[…] LA STORIA DEI Dexy's Midnight Runners è lunga oltre trent'anni. Dentro ci sono quattro dischi soltanto. In quei quattro dischi ci sono più cambi di formazione che in un intero campionato di calcio, tradimenti e plagi, fughe e ritorni, classifiche e pillole, trionfi e sabotaggi, un uomo solo al centro, e tanta musica soul. L'uomo al comando si chiama Kevin Rowland. E tutto, come usava ai tempi, comincia con due amici, una città, Birmingham, e l'onda lunga del punk inglese. Prima di tornare all'inizio, però, è importante mettere qualche punto fermo, qualche coordinata entro cui dipingere la storia dei Dexys, perché se la strada del gruppo ha avuto mille deviazioni, certe cose sono rimaste uguali; dall'inizio alla fine, nella buona e nella cattiva sorte.

Un dittatore. La storia della musica ne è piena: individui trascinati da una visione, gente toccata, a seconda dei punti di vista, dalla mano del genio o da quella della follia, più facilmente da entrambe. Protagonisti che per scelta o per sorte operano a capo di un gruppo piuttosto che nella solitudine della propria ispirazione. Spesso trionfano sul piano oggettivo (la musica) mentre demoliscono con trasporto altrettanto meticoloso le persone e le situazioni intorno a sé. James Brown, che multava i musicisti per un accordo sbagliato sul palco; Mark E Smith e il suo “Se siamo io e tua nonna ai bongo, allora sono i Fall”; Captain Beefheart e le storie dell'orrore sui rapporti con la Magic Band. Kevin Rowland è membro orgoglioso del club. Cuore pulsante e insieme carnefice spietato delle molteplici incarnazioni dei Dexys. Non un disco via l'altro, ma un gruppo via l'altro, a prescindere da tutto e da tutti.

I colori del dopo punk inglese. Pur aggressiva e sgargiante nell'estetica, la musica nota come “punk inglese” (senza alcuna pretesa di approfondimento: i Damned, i Sex Pistols, i Clash dell'esordio e sodali/contemporanei) era musicalmente bidimensionale; basica, perlomeno. Per questo la generazione di gruppi (e dischi) immediatamente successiva, fatto tesoro del messaggio, ha cercato di riempire il canovaccio musicale con colori diversi. Il punk inglese è stata una catarsi, un'ispirazione, che poi i singoli hanno declinato nei modi più diversi. I Clash stessi hanno percorso la strada che collega Memphis al Nigaragua con “London Calling” e “Sandinista”; gli Specials hanno cosparso di scacchi ska (e ombre jazz) il grigio di Coventry; Billy Bragg ha filtrato i modi del folk; il Pop Group/Mark Stewart hanno preso funk e dub per i capelli. I Dexys hanno scelto (come Jam e Redskins, ma in modo diverso) la musica soul. E lo hanno fatto in modo netto, seguendo negli anni e nei dischi l'evolversi del soul dai 45 marca Motown alle intricate prove concettuali dei tardi 70 (dalle classifiche dei 45 giri a “Let's Get It On” di Marvin Gaye). […]

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