Edward Barton
Edward Barton
di Stefano I. Bianchi

Il mancuniano Edward Barton, poeta, performer e musicista nonché inventore di strumenti, è un personaggio curioso e bizzarro, un eccentrico nel senso più autentico e inglese del termine: una meteora ricorrente nel cielo delle musiche più curiose, quindi possiamo dire una cometa ma ancor meglio e certamente un outsider dei più autentici che possiate incontrare nella musica degli ultimi quarant’anni. Proprio in queste settimane è tornato d’attualità col secondo album inciso in coppia con Jane (BU#280), quindi è il caso di fare il punto della situazione con una cronistoria in grado di rendergli omaggio a dovere.
Nato nel 1958 e cresciuto in Libia in quanto figlio di un ufficiale della RAF di stanza nel paese africano, alla metà degli anni ‘70 Edward torna con la famiglia a Manchester, città di origine, e da studente d’arte qual è sceglie subito da che parte stare facendo combriccola con la florida scena musicale underground, particolarmente con gli A Certain Ratio. Come poeta-performer, questa la specialità della casa in attesa di perfezionare una qualche abilità strumentale, non ottiene grandi riscontri ma nell’82 la Cherry Red si accaparra le sue ancora sconosciute ma evidentemente interessanti doti sonore, per cui l’anno seguente gli pubblica il primo singolo e il mini album “Jane and Barton”, accreditato come da titolo alla coppia formata con la fidanzata del momento (pare fidanzata, questa è la voce non confermata), Jane Lancaster. Il 7” si chiama It’s A Fine Day ed è una vera e inusuale delizia cantata a cappella dall’angelica voce della ragazza: nel ‘92 gli Opus III ne faranno una cover danzereccia e due anni dopo Edward co-firmerà, con lo pseudonimo di Owain Barton, la riedizione realizzata da Kylie Minogue e rititolata Confide In Me. […]

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