Eliane Radigue: un ricordo
Eliane Radigue: un ricordo
Gino Dal Soler
“Vedo questa vita come illusione, come sogno, e verso coloro che non hanno capito, medito la compassione. Come cibo, mi nutro della vacuità simile al cielo e rimango assorto in meditazione, senza distrarmi…”
(“I centomila canti di Milarepa”, Adelphi 2002)
Éliane Radigue ha lasciato il corpo il 23 febbraio 2026, poco dopo i giorni del Losar, il Capodanno Tibetano, anno del Cavallo di Fuoco. La incontrai la prima volta in un pomeriggio freddo e nuvoloso del gennaio 2001, dove io e il mio caro amico Nino che abitava a Parigi, anche lui oggi non c’è più, fummo invitati nella sua accogliente casa di Rue Liancourt, non lontano dalla Tour De Montparnasse. Il pretesto era naturalmente un’intervista per il giornale che state leggendo, ma ben presto si rivelò uno dei pomeriggi più intensi e calorosi che abbia mai intrattenuto con un compositore. L’atmosfera rilassata e informale, il suo meraviglioso gatto a a farci compagnia e una tazza di tea di spezie fumante, da sorseggiare lentamente, pochi oggetti accurati sul tavolo, ma soprattutto alle spalle troneggiava lui, il suo ARP 2500, l’unico sintetizzatore da lei adorato, lo chiamava il suo “Stradivarius” e non mancò di darci un breve saggio “live” delle sue potenzialità. Pochi mesi prima Éliane aveva presentato a Parigi “L’Île Re-sonante” che sarà la sua ultima composizione elettronica, prima della svolta acustica. Uscirà su Shiiin l’elegante etichetta dell’amico architetto Stéphane Roux, soltanto nel 2005. Dovete sapere che fino a quel momento la discografia ufficiale della Radigue constava di un raro ellepì “Songs Of Milarepa” (Lovely Music 1983), un’altrettanto rara cassetta “Jetsun Mila” (Lovely Music 1987) il cd “Mila’s Journey Inspired By A Dream” ancora Lovely Music (1987), e poi “Kyema, Intermediate States” uscito nel 1990 per la Experimental Intermedia, (abbreviato XI) dell’amico Phill Niblock, primo capitolo della fondamentale “Trilogie de la Mort” (XI 1998). Ma molto prima di questo c’è un variegato mondo che si apre e che si chiude, quello dei “Feedback Works” di Stress-Osaka, Usral, del ’69, di Omnht del 1970, dei “Jouet Electronique” (1967) per feedback su nastro magnetico e di “Elemental I” dove ai feedback si accompagnano i suoni naturali dei quattro elementi, registrati su nastro magnetico. E poi ci sono “Et Vice Versa” e “Opus 17”, un pezzo quest’ultimo che parte da un brano per pianoforte di Chopin per poi decomporsi gradualmente alla maniera del “I Am Sitting In A Room” di Alvin Lucier. […]
…segue per 8 pagine nel numero 338/339 di Blow Up, luglio/agosto 2026
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Ogni mese Blow Up propone monografie, interviste, articoli, indagini e riflessioni su dischi, libri, film, musicisti, autori letterari e cinematografici scritti dalle migliori penne della critica italiana.
“Vedo questa vita come illusione, come sogno, e verso coloro che non hanno capito, medito la compassione. Come cibo, mi nutro della vacuità simile al cielo e rimango assorto in meditazione, senza distrarmi…”(“I centomila canti di Milarepa”, Adelphi 2002)
Éliane Radigue ha lasciato il corpo il 23 febbraio 2026, poco dopo i giorni del Losar, il Capodanno Tibetano, anno del Cavallo di Fuoco. La incontrai la prima volta in un pomeriggio freddo e nuvoloso del gennaio 2001, dove io e il mio caro amico Nino che abitava a Parigi, anche lui oggi non c’è più, fummo invitati nella sua accogliente casa di Rue Liancourt, non lontano dalla Tour De Montparnasse. Il pretesto era naturalmente un’intervista per il giornale che state leggendo, ma ben presto si rivelò uno dei pomeriggi più intensi e calorosi che abbia mai intrattenuto con un compositore. L’atmosfera rilassata e informale, il suo meraviglioso gatto a a farci compagnia e una tazza di tea di spezie fumante, da sorseggiare lentamente, pochi oggetti accurati sul tavolo, ma soprattutto alle spalle troneggiava lui, il suo ARP 2500, l’unico sintetizzatore da lei adorato, lo chiamava il suo “Stradivarius” e non mancò di darci un breve saggio “live” delle sue potenzialità. Pochi mesi prima Éliane aveva presentato a Parigi “L’Île Re-sonante” che sarà la sua ultima composizione elettronica, prima della svolta acustica. Uscirà su Shiiin l’elegante etichetta dell’amico architetto Stéphane Roux, soltanto nel 2005. Dovete sapere che fino a quel momento la discografia ufficiale della Radigue constava di un raro ellepì “Songs Of Milarepa” (Lovely Music 1983), un’altrettanto rara cassetta “Jetsun Mila” (Lovely Music 1987) il cd “Mila’s Journey Inspired By A Dream” ancora Lovely Music (1987), e poi “Kyema, Intermediate States” uscito nel 1990 per la Experimental Intermedia, (abbreviato XI) dell’amico Phill Niblock, primo capitolo della fondamentale “Trilogie de la Mort” (XI 1998). Ma molto prima di questo c’è un variegato mondo che si apre e che si chiude, quello dei “Feedback Works” di Stress-Osaka, Usral, del ’69, di Omnht del 1970, dei “Jouet Electronique” (1967) per feedback su nastro magnetico e di “Elemental I” dove ai feedback si accompagnano i suoni naturali dei quattro elementi, registrati su nastro magnetico. E poi ci sono “Et Vice Versa” e “Opus 17”, un pezzo quest’ultimo che parte da un brano per pianoforte di Chopin per poi decomporsi gradualmente alla maniera del “I Am Sitting In A Room” di Alvin Lucier. […]
…segue per 8 pagine nel numero 338/339 di Blow Up, luglio/agosto 2026
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TUTTLE Edizioni - P.iva 01637420512 - iscrizione rea n. 127533 del 14 Gennaio 2000







