Fred Frith
Fred Frith
di Luca Collepiccolo
Incontro Fred Frith in un tiepido pomeriggio primaverile romano, prima della sua doppia esibizione all’Istituto Polacco patrocinata da Flaming Creatures. Oltre a una performance in solo, il chitarrista si presta a un set improvvisato con due veterani della scena locale (e non) come Fabrizio Spera e Marco Colonna, rispettivamente alla batteria e alle ance. Il live conferma il grande spirito d’adattamento del nostro, da decenni residente negli Stati Uniti ospite a tempo indeterminato in quella che fu la dimora di Terry Riley a Richmond, California. Dopo aver insegnato al Mills College di Oakland Frith è ufficialmente in pensione dalla fine dello scorso decennio, anche se alla veneranda età di 77 anni continua a esibirsi e a comporre senza apparenti turbamenti. Dalle musiche per il cinema indipendente – tradizione lunghissima in cui spicca il docufilm capolavoro “Step Across The Border” del 1990, da lui stesso diretto – a dischi di improvvisazione radicale passando per il mai sopito amore per il pop d’avanguardia. Nel suo caso il termine poliedrico è un eufemismo, la sua presenza è stata determinante nello scacchiere delle musiche di ricerca su entrambe le sponde dell’oceano, dal rock in opposition degli Henry Cow alle frequentazioni nel giro improv, dalle collaborazioni con Brian Eno all’incontro con Bill Laswell fino all’introduzione nell’universo zorniano, difficile immaginare un musicista più abile e dinamico di lui anche quando, negli anni ’80, trovò la sua seconda patria in California collaborando con un manipolo di spiriti affini, in primis con la Ralph Records dei Residents. Quello che oggi impressiona è la naturalezza con cui Frith si pone nei confronti dell’avanguardia (rock) tutta, non ha mai avuto timore di osare o di confrontarsi con generazioni sensibilmente più giovani, cercando in questa pratica una forza ricostituente. C’è poi il Giappone, un’ulteriore storia che si sviluppa in parallelo e che trova una sponda nella vocalist e compositrice Tenko (di cui produsse il secondo album con la formazione avant post-punk Mizutama Shobodan), nei live dei primi ’80 con Keiji Haino e nelle uscite con Kazuyuki K. Null del decennio successivo. Quello di Fred Frith è un intero mondo, un universo a sé stante che ha un’esatta identità pur restando perennemente permeabile e spugnoso: abbiamo provato a restituirvene una piccola parte con le sue stesse parole. […]
…segue per 8 pagine nel numero 342 di Blow Up, novembre 2026
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Ogni mese Blow Up propone monografie, interviste, articoli, indagini e riflessioni su dischi, libri, film, musicisti, autori letterari e cinematografici scritti dalle migliori penne della critica italiana.
Incontro Fred Frith in un tiepido pomeriggio primaverile romano, prima della sua doppia esibizione all’Istituto Polacco patrocinata da Flaming Creatures. Oltre a una performance in solo, il chitarrista si presta a un set improvvisato con due veterani della scena locale (e non) come Fabrizio Spera e Marco Colonna, rispettivamente alla batteria e alle ance. Il live conferma il grande spirito d’adattamento del nostro, da decenni residente negli Stati Uniti ospite a tempo indeterminato in quella che fu la dimora di Terry Riley a Richmond, California. Dopo aver insegnato al Mills College di Oakland Frith è ufficialmente in pensione dalla fine dello scorso decennio, anche se alla veneranda età di 77 anni continua a esibirsi e a comporre senza apparenti turbamenti. Dalle musiche per il cinema indipendente – tradizione lunghissima in cui spicca il docufilm capolavoro “Step Across The Border” del 1990, da lui stesso diretto – a dischi di improvvisazione radicale passando per il mai sopito amore per il pop d’avanguardia. Nel suo caso il termine poliedrico è un eufemismo, la sua presenza è stata determinante nello scacchiere delle musiche di ricerca su entrambe le sponde dell’oceano, dal rock in opposition degli Henry Cow alle frequentazioni nel giro improv, dalle collaborazioni con Brian Eno all’incontro con Bill Laswell fino all’introduzione nell’universo zorniano, difficile immaginare un musicista più abile e dinamico di lui anche quando, negli anni ’80, trovò la sua seconda patria in California collaborando con un manipolo di spiriti affini, in primis con la Ralph Records dei Residents. Quello che oggi impressiona è la naturalezza con cui Frith si pone nei confronti dell’avanguardia (rock) tutta, non ha mai avuto timore di osare o di confrontarsi con generazioni sensibilmente più giovani, cercando in questa pratica una forza ricostituente. C’è poi il Giappone, un’ulteriore storia che si sviluppa in parallelo e che trova una sponda nella vocalist e compositrice Tenko (di cui produsse il secondo album con la formazione avant post-punk Mizutama Shobodan), nei live dei primi ’80 con Keiji Haino e nelle uscite con Kazuyuki K. Null del decennio successivo. Quello di Fred Frith è un intero mondo, un universo a sé stante che ha un’esatta identità pur restando perennemente permeabile e spugnoso: abbiamo provato a restituirvene una piccola parte con le sue stesse parole. […]…segue per 8 pagine nel numero 342 di Blow Up, novembre 2026
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TUTTLE Edizioni - P.iva 01637420512 - iscrizione rea n. 127533 del 14 Gennaio 2000









