Gary Larson
Gary Larson
di Luca Majer

Non m’è mai piaciuta la nostra specie.
Gary Larson, intervista al LA Times, 1996

Se “il lavoro rende liberi”, Gary Larson (70 anni questo 14 agosto) ne è una dimostrazione. Dopo aver venduto oltre 70 milioni di calendari della sua “The Far Side”, quasi 50 milioni di libri e - al culmine della sua carriera - aver visto pubblicati in oltre 1900 giornali e in 17 lingue le sue sempre intelligenti vignette... tirate su dozzine di milioni di $ dev’essersi detto... mavaff. Così se il suo primo cartoon usci l’1/1/1980, l’1/1/1995 si pensionò a soli 44 anni, riprendendo a suonare chitarra jazz (che studia con Herb Ellis) e dandosi ad un ragionato cazzeggio. Cose che oggi - 25 anni dopo - continua a prediligere rispetto al lavoro con carta e penna, specie se su commissione! E, checché ne dica la parabola evangelica dei talenti, ammettiamolo: quanti non sognerebbero una carriera così?
Nato a University Place, periferia di Tacoma, i suoi primi tre colpi di fortuna furono di nascere figlio di Doris (una segretaria) e di Verner (un venditore di auto) e fratello di Dan. Perché il papà, quando gli chiedeva di andare a prendere la legna in cantina, Gary s’immaginava il peggio: “temevo che tutte le cose più orribili vivessero in cantina”. E Dan, da buon fratello maggiore, lo terrorizzava con ogni sorta di pauroso scherzo. Così crebbe con fobie e il terrore del buio, ma fu così che si fece - in un certo senso - amici quei mostri immaginari, diventati poi abituali protagonisti dei suoi fumetti. Altro ingrediente fondamentale fu il suo interesse sconfinato per gli animali, che adora grazie anche al fratello e ai genitori. I quali - quando i due Larson jr. trasformarono la loro camera in un terr-acquario - invece di punirli invitarono i vicini a visitarlo. Non a caso chiama la sua prima strip “Nature’s Way”, anche se poi il capo-redattore del SF Chronicle decide di ribattezzerla”The Far Side.” Il nuovo nome, accettato senza remore (per lui “avrebbero potuto anche chiamarla Revenge of the Zucchini People”), risulta invece assai sintomatico di quell’indugio misto a leggero distacco coi quali i lettori sembrano temere apprezzare il suo umorismo, lontano da un’accettazione incondizionata della razza umana nel suo complesso.
Gary è personaggio schivo: rifugge foto, interviste e la pestilenza del protagonismo. Racconta però come la scelta di fare il cartoonist gli arrivò dopo un anno di lavoro da commesso in un negozio di dischi: […]

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