Georgi Gospodinov
Georgi Gospodinov
di Maurizio Bianchini

[nell'immagine: Georgi Gospodinov, foto di Dafinka Stoilova)

Per quanto ritenuto uno dei migliori scrittori su piazza, e certamente il più dotato fra quelli emersi nell’ex Cortina di ferro dopo la fine del comunismo, non si può dire che l’opera di Georgi Gospodinov abbia ricevuto ancora in Italia l’attenzione che merita: abbiamo a che fare con uno dei migliori scrittori europei e certamente il migliore in lingua bulgara. La cosa non stupisce più di tanto: è un lamento che si estende più o meno a tutte le letterature dell’Est post-comunista accasato nella Cacania, l’Europa fatta di addizioni burocratiche come l’Imperial Regia Monarchia Asburgica che considera talenti come Kraznahorkai, Cartarescu, Ouredelnik o la Dubravka – sono solo i primi a venire in mente – alla stregua di figli d’un dio minore. Nel caso del bulgaro Gospodinov, potrebbe avere agito da ulteriore freno il suo essere etichettato come ‘postmoderno’, anche se, al pari del Cristianesimo, anche il Postmoderno riconosce confessioni diverse: il Dio di San Francesco ha a che vedere col Dio di Kierkegaard quanto un Pynchon con un Barthelme. L’aggirarsi di Gospodinov in terra postmoderna ricorda in effetti la grazia vagabonda e irridente del secondo, più che non le torsioni apocalittiche del primo. La sua versione incantatrice, non quella allucinata. E i suoi pellegrinaggi si estendono da Cechov a Carver, prima di toccare la terra di nessuno che è soltanto sua.
A tutt’oggi, l’opera in fieri del nostro tradotta in italiano (da Voland, la finestra delle meraviglie editoriali aperta sulla letteratura dell’Est) assomma a due opere di narrativa lunga (Romanzo naturale e Fisica della Malinconia) e due raccolte di racconti (… e altre storie e Tutto divenne luna): divisione di generi in verità piuttosto sommaria, che la scrittura dell’autore non segue nel dettaglio, presa piuttosto dal gioco a incastro tra realtà e fantasia, racconto e moralità sparse, aforismi e divagazioni. Mentre in effetti scrive e racconta il mondo, Gospodinov riflette sulla scrittura e sul mondo – a volte perfino, con grazia superiore, su come il mondo riflette la scrittura che riflette sul mondo – e non alla maniera saccente e verbosa de L’opera struggente di un formidabile genio di Eggers, ma in quella fluttuante e irresistibile di Rayuela di Julio Cortàzar. […]

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