Gianni e Pinotto
Gianni e Pinotto
di Roberto Curti

1.
New York, 1935. Eltinge Theatre, 42esima strada, uno dei templi del burlesque statunitense. Louis Francis Cristillo, in arte Lou Costello, non può andare in scena: il suo partner abituale è malato. Lou è abituato a lavorare in coppia, e come in ogni coppia comica che si rispetti ha bisogno di uno straight man, uno che che faccia da spalla e accenda la miccia alle facezie del giullare, del funny man. Gli viene in soccorso William Alexander Abbott, per tutti Bud, ex impresario di vaudeville reinventatosi straight man per necessità, nell’impossibilità di pagarne uno. Il ventinovenne Lou – piccoletto, tracagnotto, sguardo da tonto, italoamericano di padre casertano – è un comico in ascesa, e Bud, di nove anni più vecchio, ne ha intuito le potenzialità. Quella che doveva essere un’esibizione di fortuna si rivela un incontro scritto nelle stelle.
A partire dall’anno seguente Abbott e Costello (d’ora in poi A&C) fanno coppia fissa sui palchi. L’ascesa è rapidissima. Nel 1938 vengono ingaggiati nel popolarissimo show radiofonico Kate Smith Hour, nel 1939 debuttano a Broadway nel musical The Street of Paris, e l’anno dopo, oltre a esordire con un programma radio in proprio, The Abbott and Costello Show, si affacciano al cinema. One Night in the Tropics è una commediola romantica ispirata a un romanzo di Earl Derr Biggers, il creatore di Charlie Chan: un playboy in procinto di sposarsi vede il matrimonio in pericolo per colpa della suocera e di una vecchia fiamma, e il suo migliore amico ha l’ideona di stipulare per scommessa una “polizza d’amore” milionaria (se il matrimonio salta, pagherà un milione di dollari) che però fa gola a un gangster. Seguono equivoci, un po’ di canzoni, lieto fine. Davvero niente di che: sarebbe un film dimenticabile e dimenticato se non fosse per l’apparizione di A&C, nei panni degli sgherri pasticcioni del gangster. […]

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