Girls Against Boys
Girls Against Boys
di Antonio Ciarletta

“SE CORRI COME un fulmine ti schianti come un tuono” è la battuta chiave di “The Place Beyond the Pines”. In principio i Girls Against Boys non corsero, eppure a un certo punto la loro carriera subì un’accelerazione fulminea che li condusse allo schianto. A metà degli anni Novanta il loro nome iniziò a spuntare con insistenza su riviste settoriali e magazine ad ampia tiratura, persino in Italia. Arrivarono a incidere su Geffen, pareva dovessero diventare i nuovi Nirvana, ma il successo planetario non arrivò mai. Troppo difficile il loro suono per il pubblico di massa. In verità la parabola dei Girls Against Boys ha fotografato il tramonto di un periodo considerato aureo per il rock alternativo, che tale fu solo in parte. Speranzose di ripetere l’operazione “Nevermind”, le major americane si misero alla ricerca della new thing multimilionaria. Molti dei potenziali nuovi Nirvana furono appena sfiorati dalla fama e dal denaro, altri non ne percepirono neppure l’odore.
La vicenda dei Girls Against Boys si snoda negli anni Novanta ma affonda le sue radici negli Eighties. ntorno alla metà di quel decennio, l’hardcore giunge al crepuscolo per lasciare strada alla sua versione adulta. Scrive un disincantato Steven Blush in “American Punk Hardcore”: “Nel 1985 tutti ormai cercavano di togliersi di dosso l’etichetta “hardcore”. Non era più rimasto nessuno della scena originale”. Washington D.C. è uno degli epicentri del terremoto e della ricostruzione, formazioni come Nation of Ulysses, Shudder to Think, Jawbox e Rites of Spring pongono le basi per l’evoluzione. Ancora da “American Punk Hardcore”, l’opinione degli integralisti: “Non male, ma rispetto a quanto c’era stato prima un vero tracollo. C’era ancora Ian alla Dischord House con i Fugazi, ma il terreno era cambiato”. [...]

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