GRIME GLOBALE
GRIME GLOBALE
di Valerio Mattioli

“We are living in a new musical and cultural age, a constant mashup of the western and tropical world. No folklore kitsch, no fake-authentic traditional music with funny hats on.” (da tropicalbass.com)

AL 30 FORMICHE di Roma, un tipico locale umido e buio tra Mandrione e Pigneto, è passata la mezzanotte. Sul piccolo palco della sala principale, è il momento Dj Nigga Fox: il suo vero nome è Rogério Brandão, è giovanissimo (sui 22 anni), viene da Lisbona e i più probabilmente lo conoscono perché è stato annunciato tra i protagonisti del prossimo Sonar di Barcellona. Dall'altra parte della città, in un ex capannone di via Salaria, in quell'esatto momento si stanno esibendo i Raime. È un parallelo interessante: da una parte le astrazioni postindustriali del duo inglese sembrano fatte apposta per sonorizzare gli interstizi sfrangiati della periferia nord, terra di studi televisivi, impenetrabili uffici in vetro scuro, depositi ferroviari e prostitute; dall'altra, nel cuore post-neorealista della fatiscente e multietnica Roma Est, a rimbombare sono i ritmi delle periferie di Lisbona, un misto inconsulto di ghetto-house, hip hop, ragga, e soprattutto kuduro. Due modi di intendere il suono elettronico oggi ma anche due modi di lavorare sull'idea di città, di metropoli, e per estensione di geografie umane. Il kuduro (letteralmente «culo duro») è quel genere di musica dance nato in Angola alla fine degli anni 80 e portato all'attenzione del pubblico occidentale dapprima dai Buraka Som Sistema, lisboetas anche loro e quindi naturalmente inclini a dialogare coi suoni di quella che dopotutto è una delle ex colonie del fu Império Português; la musica di Nigga Fox però, più che suggerire il festante vociare di qualche mercato africano, è un'inconsulta cascata di poliritmi dall'effetto ferocemente ansiogeno; parla la lingua di una specie di Urbe globale e meticcia, e forse più che di Urbe bisognerebbe parlare di periferia, di confine, di quelle aree liminali che chiassosamente giustappongono culture, colori, odori, suoni, rumori. Usciti dal 30 Formiche, quei suoni sembrano il riverbero naturale dei cadenti palazzi di via Casilina, coi loro interni occupati da immigrati nigeriani, bengalesi, rumeni e peruviani, oltre che da qualche sparuto rimasuglio di borgata pasoliniana. Se la condizione postcoloniale si manifesta innanzitutto attraverso l'irruzione di un'infinita serie di «confini» nel cuore delle metropoli occidentali, quello di Nigga Fox è un concentrato turbolento di poscolonialismo in musica. […]

…segue per 8 pagine nel numero 190 di Blow Up, in edicola a Marzo 2014 al costo di 6 euro

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