Il nuovo Punk del Deep South USA
Il nuovo Punk del Deep South USA
di Ruben Gavilli

“Da queste parti si fa il miglior punk rock d'America: qui è facile odiare tutto.” [Zac Ives]

“My American experience is in New Orleans. Very, very, very strange city. No black men, no music, nothing, no Mississippì. Very strange city. I was amazing, eh… amazing with this city that me remember an Italian city named Frosinone.” [Roberto Benigni, 1986, Festival di Cannes]

Il Sud degli Stati Uniti rappresenta uno dei cliché più difficili da scardinare della cultura americana. Quante ne abbiamo viste, sentite e lette, tra Unione, schiavismo e campi di cotone, Faulkner, croci bruciate e KKK, in territori pronti a redimere e a ricadere costantemente sotto il peso delle proprie contraddizioni? La storia della musica del Sud simboleggia il punto più nobile dell’ipotetico riscatto: qui si conserva il nocciolo della tradizione popolare statunitense, sia bianca che nera, come country blues, dixie, cajun, swamp pop, hillbilly. Da qui provengono idoli della musica leggera statunitense come Elvis, Johnny Cash, James Brown, Ray Charles, Bo Diddley e Dolly Parton e sfido chiunque a non aver mai sentito neanche una volta nella vita Ramblin’ Man o Jessica, per non parlare di Sweet Home Alabama o Free Bird. A partire dagli anni ’80, i R.E.M. e i B-52’s contribuiscono a cementare l’identità del rock alternativo a stelle e strisce, così come Deicide, Cannibal Corpse e Morbid Angel, dalla Florida, partecipano all’istituzione del death-metal e altri, da New Orleans, Acid Bath e Eyehategod si “inventano” un nuovo metal, lo sludge. Negli anni ’80, anche la cultura rap si diffonde al Sud e nasce il dirty south, l’hip-hop di Atlanta, New Orleans, Houston, Memphis e Miami, i centri di più forte gravità, che coi Geto Boys vedranno il successo nazionale negli anni ’90, e patrocineranno diverse correnti, come il crank degli anni ’90 e lo snap degli anni ’00, fino ad arrivare a personaggi come Lil’ Wayne. […]

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