INDUSTRIAL DANCE AGAIN
INDUSTRIAL DANCE AGAIN
Antonio Ciarletta

Dopo i primi matrimoni risalenti agli anni Ottanta e dopo la completa simbiosi degli anni Novanta, a varie latitudini una nuova generazione dance torna a ragionare nei termini di un rapporto più diretto con le avanguardie del post industrial che fu. Diamo un’occhiata.

PIÙ CHE UN’ODE, un atto di fede nei confronti di un dio pagano, l’abbandono di qualsiasi barlume di logica. Gli appassionati di club music che ancora non l’hanno fatto, dovrebbero omaggiarne le gesta erigendo un tempio marmoreo che ne preservi il ricordo. I Coil erano molto e, come pochi altri prima di loro, sapevano muoversi in un paradiso di conflittualità sonora: s’incarnavano nella trascendenza e nella materia, nel fuoco e nel ghiaccio, nel ritmo e nell’assenza di movimento. Sfuggenti, geniali, idiosincratici, nessuno mai è riuscito a domarli. Adesso sono oltre la morte e veleggiano in simbiosi con le stelle. Conturbante come un serpente dal volto angelico nell’atto di ingurgitare un neonato, “Love’s Secret Domain” è Albert Hoffmann in suono, The Snow la porta su di un universo colorato e periglioso. E’ l’Aleph apocrifo della stagione dei rave, dell’idm, dell’acid house. Arriva nel 1991 ma non serve nemmeno contestualizzarla, perché è sempre stata lì, dove i Kraftwerk, i Throbbing Gristle e Chicago hanno deciso di iniettarla: nel ventre di un incubo. E’ quella pulsazione impazzita che cattura il battito del cuore e lo conduce all’infarto. La luce bianca prima della morte. Il sorriso tranquillizzante di una madre divorata dalle metastasi. Windowpane la sua gemella estetizzante e ancor più lisergica.
Il tentativo dei Coil si ripete negli scarti di produzione di “ Love’s Secret Domain”. “Stolen & Contaminated Songs” contribuisce ad allargare la faglia, il terremoto dei loro ritmi subdoli si riverbera sui Nineties, ancora oggi se ne avvertono scosse di assestamento. Gli Autechre pagano dazio e lo ammettono, molta della idm di quegli anni altrettanto. Non soltanto i Coil in acido, e già sarebbe tanta roba. Il muro di Berlino tra i generi scricchiolava da tempo. Il sacerdote Genesis P-Orridge ne aveva messo a dura prova la stabilità nella seconda metà degli anni Ottanta, quando in occasione di un suo viaggio a Chicago entrò in contatto con l’humus della nascente scena acid house. Stiamo parlando di cultura industrial e cultura dance. Nell’anno di grazia 1988 Tune In (Turn On The Acid House) degli Psychic Tv è uno dei primi dischi, se non il primo in assoluto, a portare impresso in bella mostra il termine “acid house”, al punto che Genesis ne avoca a sé la paternità. […]

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