James Purdy
James Purdy
di Maurizio Bianchini

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Autore tra i più originali, James Purdy è così poco noto da rendere difficile contestualizzarlo nel panorama letterario del Novecento americano. In lui agisce la lezione della grande narrativa dei primi decenni del secolo – l’ambigua coralità di Anderson, il nervo vivo di Fitzgerald per l’attualità, il senso tragico delle radici di Faulkner –, ma in un clima morale mutato, nella disaffezione antropologica suscitata dal capitalismo pervasivo degli anni Cinquanta, che condivide coi coetanei Yates e Percy, quando ormai l’anelito riformatore di un tempo si è trasformato in sarcasmo e la denuncia delle storture sociali ristretta in cronaca impassibile della deriva, del frangersi di ogni legame e di ogni parvenza di umanità, di cui si ha cruda e sincera rappresentazione solo nei recessi degli ultimi e dei diversi. Nel farlo, Purdy è sulla stessa lunghezza d’onda di autori come Burroughs, Selby Jr e Kerouac, tutti sostanzialmente estranei all’American Way of Life nel suo momento di massimo splendore. Con una differenza significativa: per quanto radicale, il suo rifiuto non ha nulla di ribellistico né si estenderà mai alle scelte formali. Sarebbe impresa vana cercare nelle sue pagine i vagheggiamenti sovversivi che hanno reso Burroughs un’icona del punk, così come nel suo stile i tagli sperimentali dell’autore di Ultima fermata a Brooklyn. Dalla scrittura di Purdy il segno dell’attualità è accuratamente rimosso; in lui parla una classicità dell’inframondo, un’oscura chiarità da Metropolis. Come in Cheever, voce critica, ma dall’interno del sistema, e in qualche (dolorosa) misura con esso connivente, è da Hemingway che vengono i ferri del mestiere, il know-how stilistico, per raccontare la disillusione nei confronti dell’America, un impero cresciuto troppo in fretta per metabolizzare in acquisizioni stabili i singoli passaggi, e trasformare un’egemonia di fatto sull’ecumene occidentale in un ruolo di guida e un modello condiviso di civiltà, come lo è stato invece l’impero romano tanto studiato nelle università degli States. Ma non è tutto. […]

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