Janis Ian
Janis Ian
di Eddy Cilža

La famiglia, quanto conta la famiglia. Valeva per Laura Nyro, che nella mia personale classifica delle cantautrici si gioca il primo posto con Joni Mitchell (concorre all’ultimo disponibile sul podio la protagonista di questo articolo ed ecco, già mi sono schierato: ma cercherò di essere obiettivo anche se sono tifoso, prometto) e che tempo fa celebravo su queste pagine in una lunghissima monografia uscita nel mese (ottobre 2017; BU#233) in cui lei pure avrebbe dovuto compiere settant’anni, non ci avesse lasciato a quarantanove. Idem per “l’altra Janis”. Unica differenza al riguardo fra due artiste con molto in comune, a partire da quella New York che dava a entrambe i natali, è che nel caso della Nyro trattavasi di medio-alta borghesia. Di origini ben più umili Janis Eddy Fink, il padre Victor un ex-allevatore di polli con una tale passione per la musica che a furia di studiarla avrebbe finito per insegnarla, la madre Pearl una cameriera che si reinventava amministratrice (specializzata nella raccolta di fondi) di college e si laureerà, per sfizio, ultraquarantenne. Ebrei ma atei, liberali con lo sguardo volto a sinistra e a tempo perso, ma speso magnificamente, organizzatori di campeggi estivi per la gioventù. Janis giura che mise per la prima volta le mani su un pianoforte a due anni (oh, un anno prima di tal Wolfgang Amadeus Mozart) e che subito chiedeva che gliene venissero svelati i segreti. Noi naturalmente le crediamo, se non altro perché a dieci già suonava anche organo, chitarra, armonica e corno francese. L’anno prima e sempre su sua insistenza la mamma l’aveva portata a un concerto di Odetta, epifania tale che una cantautrice che nella sua ultracinquantennale carriera ha praticato quasi ogni ambito nell’arco costituzionale della popular music, dal pop alla disco (e mettendoci spessissimo un bel tocco di jazz), tuttora se richiesta a forza di autoappiccicarsi una sola etichetta opta per “folk”. Stupirsi se il suo primo brano, Hair Of Spun Gold, composto tanto per ribadire la propria precocità a dodici anni, riceveva l’onore sommo da lì a qualche mese di venire pubblicato su “Broadside”, rivistina tanto artigianale quanto influentissima, autentica bibbia per i cultori della tradizione acustica USA? Usciva firmato Janis Eddy Fink e l’inchiostro era ancora fresco quando la ragazzina optava per l’alias che sapete, togliendo di mezzo l’“Eddy” e trasformando in cognome il nome di un fratello. Era già Janis Ian quando tredicenne debuttava dal vivo al Village Gate. […]

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