Jim O'Rourke & Eiko Ishibashi
Jim O'Rourke & Eiko Ishibashi
di Antonio Ciarletta

JIM O’ROURKE è un punto di riferimento imprescindibile: chi legge Blow Up dall’inizio non ha bisogno di sentirselo dire. Lo abbiamo seguito (e inseguito) in tutti i suoi percorsi e in tutte le sue incarnazioni, e abbiamo sentito la mancanza della sua “voce” autorevole durante i suoi periodi di assenza. Dagli anni Duemila in avanti non tutto quello che ha prodotto ci è piaciuto, e non potrebbe essere altrimenti considerata la quantità considerevole di materiale pubblicato, tuttavia da queste parti gli abbiamo sempre riconosciuto un ruolo fondamentale nello sviluppo di molta della “nostra” musica e nell’interpretazione dei fenomeni a essa collegati. “Simple Songs” del 2015 a parte, gli ultimi tempi lo hanno visto confrontarsi con un’elettronica austera e ipnotica, non molto diversa da quella offerta dai suoi lavori migliori degli anni Novanta, soprattutto “Tamper” e “Disengage”. Una summa dell’ultimo O’Rourke, quello di stanza in Giappone, e che forse proprio per questo meno ha risentito dei trend in atto nel circuito della musica underground degli ultimi anni, è certamente l’ottimo “To Magnetize Money and Catch a Roving Eye”, una mastodontica scultura sonora in quattro CD, per oltre quattro ore di musica, in cui il nostro ci restituisce, attraverso un’elettronica cupissima, austera, quasi monastica, un affascinante caleidoscopio delle sue influenze, da Luc Ferrari a Roland Kayn, del quale ha avuto modo di rimasterizzare il monumentale “Tektra”. Ma la figura di sperimentatore eclettico e di osservatore acuto delle cose musicali lo rappresenta al meglio ancora oggi. Grazie ai ragazzi di Ohme, che ne hanno organizzato il tour italiano, abbiamo avuto occasione di intervistarlo insieme alla compositrice giapponese Eiko Ishibashi, con la quale collabora fin da quando si è trasferito in Oriente. Batterista nei temibili noisers Panicsmile verso la fine degli anni Novanta, la Ishibashi ha dipanato la propria carriera solista all’insegna di una musica che ha saputo far convivere pop e sperimentazione, come negli ottimi “Works for Everything” del 2006 e “Car and Freezer” del 2014, con sconfinamenti di notevole qualità (“Contentless Dream”, “For McCoy”) nei territori dell’ambient, dell’elettroacustica e del sound collage. Degna di nota anche il suo score per “Drive My Car”, l’ultimo film di Ryūsuke Hamaguchi, vincitore del premio per la migliore sceneggiatura al festival di Cannes e del Golden Globe come miglior lungometraggio in lingua straniera. Grazie alla disponibilità di Jim ed Eiko è venuta fuori una chiacchierata ad ampio spettro sulle cose del passato e sulla situazione del presente, che testimonia come O’Rourke sia un artista ampiamente sul pezzo, anche per quanto concerne la riflessione sullo sviluppo della musica nell’epoca dell’iper tecnologia. Una chiacchierata che non mancherà di incuriosire e di svelare qualche sorpresa... Buona lettura. […]

…segue per 6 pagine nel numero 301 di Blow Up, in edicola a giugno 2023

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