JOHN FAHEY
JOHN FAHEY
di Riccardo Bertoncelli

“MOLTI VEDONO ma pochi osservano”. Chi legge ancora Sherlock Holmes? Io lo facevo da ragazzo, e questo frammento di Uno scandalo in Boemia mi è tornato in mente dopo avere letto il più straordinario music book degli ultimi tempi, un tomo di oltre 400 pagine pubblicato in proprio da un medico italiano emigrato negli States, Claudio Guerrieri. Si chiama John Fahey Handbook: Volume 1 ed è quello che il titolo promette, un manualone per orientarsi nella giungla discografica e biografica di uno degli artisti più esoterici del Novecento americano. Non aspettatevi finezze letterarie o arabeschi di racconto, l'autore evita perfino la parola “libro”; ma la profondità della ricerca, la precisione dell'indagine, il gusto della minuzia sono tali da conquistare anche il più tiepido degli appassionati – ammesso che nell'universo di Fahey il tiepido esista, che sia possibile dosare l'esposizione a quei raggi di inaudita energia sonora.
Fahey è sempre stato avvolto dal mistero ma, qui entra in gioco Conan Doyle, più per scelta nostra che sua. Anche quando lasciava tracce, seminava indizi, si tradiva con personalissime confessioni, noi vedevamo e non osservavamo. Io poi, dico la verità, appartengo a una setta paradossale che chiamerò degli “adoratori della nebbia”; non avrei amato come ho amato Fred Neil, Simon Jeffes, Paul Buchanan, appunto John Fahey, se avessi avuto piena e completa delucidazione della loro vita e delle loro gesta, se una benefica foschia non ne avesse magicamente confuso il profilo. Non chiedete dunque a me di andare alla ricerca dei loro segreti, di illuminare anche solo un tratto di vita con la torcia - non lo farei mai, mi sembrerebbe di rubare qualcosa mettendo illuminazione e segnaletica là dove prima c'era una opportuna penombra, habitat ideale per il desiderio e per il mito (non il buio più nero, quello no, altrimenti anche la bellezza si infiacchisce). […]

…segue per 6 pagine nel numero 189 di Blow Up, in edicola a Febbraio 2014 al costo di 6 euro

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